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Tutto fa paura 45 magistrali racconti thriller


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TUTTO FA PAURA

45 magistrali racconti thriller



GLI STUDENTI DELLA SECONDA A e B
del LICEO CREMONA di MILANO

CENTRO FORMAZIONE SUPEREROI


TUTTO FA PAURA



INTRODUZIONE


I racconti che state per leggere sono il frutto di una serie di laboratori di scrittura che il Centro Formazione Supereroi ha tenuto presso il Liceo Cremona di Milano.

Le ragazze e i ragazzi delle classi coinvolte si sono misurati con una delle prove più difficili che ci siano: quella di inventarsi da zero una storia, per poi metterla per iscritto. Le pagine che avete davanti, quindi, vanno lette pensando soprattutto al coraggio e all’impegno che i giovani autori hanno dimostrato dedicandosi a un’impresa come questa che spesso fa tremare i polsi a persone ben più grandi di loro.

E non solo: il coraggio è stato duplice perché i ragazzi hanno dovuto confrontarsi con l’emozione che, insieme all’amore, fa battere il cuore più di ogni altra: la paura.

Il coraggio di superare il confine tra la pagina bianca e una pagina scritta è difficile da trovare, non va sottovalutato. E con esso, il coraggio di esplorare il confine tra veglia e sogno (o forse incubo), tra reale e immaginario, tra vita e morte e tra morte e… qualcosa di peggio!

Anche se con situazioni di fantasia, nomi inventati, luoghi immaginati (che siano reali o meno), in realtà in ognuno dei racconti troverete i ragazzi stessi: le loro speranze e probabilmente le loro paure sincere.

Le storie che state per affrontare dunque dovranno far tremare i vostri di polsi, cari lettori. Che siano lunghe o brevi, realistiche o fantastiche, molto strane o troppo normali… Di certo vi faranno provare un’emozione.

Ed è questo che conta!

La vostra emozione sarà la risposta migliore all’impegno dei ragazzi, che hanno dedicato tempo ed energie mentali nelle grigie e piovose mattinate dell’inverno milanese sperimentando per una volta nella vita un’emozione tutta speciale: diventare autori.


Questa raccolta di entusiasmanti racconti del brivido non sarebbe potuta nascere senza la dedizione, la pazienza e la collaborazione delle professoresse delle due classi, Loredana Calabretta e Daniela Rocchi: i due angeli che hanno saputo imbrigliare i demoni contenuti nelle prossime pagine.
E adesso mettetevi in caccia delle vostre paure: qualcuna di sicuro vi aspetta nascosta tra le righe che leggerete.
Buona lettura a tutti!

RACCONTI DELLA SECONDA A




L’ISOLA

Edoardo Achilli


“Dove sono? Che ci faccio qui?” aveva pensato John quando si era svegliato a notte fonda, ritrovandosi in un bosco. Era spaventato, non ricordava niente di ciò che era successo prima di quel momento, ma si fece coraggio e iniziò a cercare aiuto.

Dopo poco notò una strada oltre una fila d’alberi e, nel seguirla, intravide una stazione di servizio. Sollevato, entrò nell’edificio sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarlo a capire l’accaduto, ma le sue speranze andarono in frantumi quando vide stesi a terra tre corpi immersi in un lago di sangue. Uscì di corsa e fuggì in preda al terrore.

Vagò a lungo senza incontrare anima viva, fin quanto, esausto, svenne. Era ancora senza sensi quando una donna lo trovò e decise di portarlo in salvo a casa sua.

Quando John si riprese e ancora una volta si rese conto di non sapere dove fosse, si spaventò a morte. La donna lo rassicurò dicendogli che lì era al sicuro, aggiunse che si chiamava Elizabeth e che l’uomo al suo fianco era Harris.

Fu da loro che John conobbe la verità.

Tre mesi prima, John, Elizabeth e altri dodici tra uomini e donne erano stati prelevati con la forza e portati su un’isola disabitata da alcuni misteriosi personaggi. Erano diventati cavie di un esperimento per capire come degli individui comuni si sarebbero comportati in un ambiente a loro sconosciuto e ostile. Per un lungo periodo non c’erano stati problemi: infatti i quattordici prigionieri si erano piano piano organizzati in una società complessa. Poi avvenne qualcosa che cambiò tutto quanto. Sulla terraferma era scoppiata un’epidemia senza precedenti: una malattia terribile non solo perché uccideva chiunque, ma soprattutto perché, prima di uccidere, rendeva aggressivi gli infetti ogni giorno di più, spingendoli ad aggredire i soggetti sani. Venuti a sapere di questa malattia, gli isolani erano rimasti sgomenti e presto la preoccupazione si era trasformata in panico quando i consueti rifornimenti di cibo, insieme alle notizie sulla diffusione del virus, smisero di arrivare.

Di lì a poco sull’isola si scatenò una completa anarchia, tutti divennero nemici di tutti, fino al momento in cui anche lì scoppiò la malattia.

«Da quel giorno è passato un mese e sono morte nove persone» concluse Elizabeth.

John era senza parole e, prima ancora che potesse azzardare una domanda, la porta venne sfondata dagli unici altri due superstiti sull’isola, che entrarono in casa e li uccisero senza pietà.




OCCHIO DI FALCO

Usama Aly


Durante una notte di pioggia, la signorina Laura Rizzetto fu uccisa, in casa propria, dalla lama di un coltello.

Rinvenuto il corpo, il suo vicino, il professore in pensione Enzo Cabrini, contattò subito l’investigatore privato Ignazio Falco, conosciuto per le sue clamorose doti investigative, e gli raccontò la terribile scoperta.

Il detective si precipitò sul luogo del delitto e analizzò la scena del crimine, l’arma e il corpo della vittima. Non trovando alcun indizio utile, chiamò il suo più fedele collaboratore, il bibliotecario Gianni Natale. Grazie a lui riuscirono a trovare un paio di guanti impregnati di sangue che certamente appartenevano all’assassino. Purtroppo, però, non erano sufficienti a capire chi potesse essere.

Fu allora che chiesero al professor Cabrini se avesse notato qualcosa di strano, un dettaglio a cui magari in un primo momento non aveva dato importanza. Lui rispose che non aveva visto niente… ma d’improvviso, per un fatale errore, il professore fece cadere un biglietto per terra. L’investigatore fu rapido a raccoglierlo e a leggere quanto c’era scritto: “Caro Enzo, se ucciderai Laura Rizzetto saprò ricompensarti profumatamente”. In fondo al messaggio, la firma del boss Hernesto.

Cabrini negò tutto, ma i tecnici della Scientifica scoprirono delle macchie di sangue sui suoi pantaloni, e non ci volle molto a capire che quel sangue apparteneva alla vittima. Cabrini fu arrestato e alla signorina Laura Rizzetto fu resa giustizia. E così si risolse un altro caso dell’investigatore Ignazio Falco.



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