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BOLLETTINO
PER LE RAPPRESENTANZE PONTIFICIE

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ANNO XIII, N. 219 – LUNEDI 6 AGOSTO 2012

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XXXIV ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL SERVO DI DIO PAPA PAOLO VI

Alle ore 17.00 presso l’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana il Card. Dionigi Tettamanzi presiede la Messa di suffragio. Sarà presente una delegazione di Concesio (Brescia), paese natale di Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini.

Proponiamo oggi ai nostri lettori:

  • l’omelia tenuta stamattina da S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano, nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso a Castel Gandolfo e

  • il testo della Catechesi dell’Udienza generale che Papa Paolo VI officiò, poco più di 10 anni prima della sua morte, il 31 luglio 1968. Quella fu la prima Udienza generale dopo la pubblicazione dell’Enciclica Humanae Vitae.



OMELIA DI S.E. MONS. M. SEMERARO, VESCOVO DI ALBANO. TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE: XXXIV ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL SERVO DI DIO PAOLO VI (CASTEL GANDOLFO DEL 06.08.12)
La festa della Trasfigurazione del Signore ci permette, oggi, di considerare e quasi visivamente ripercorrere l’acclamazione, che ogni volta ripetiamo nel momento centrale della Santa Messa: «Annunciamo la tua morte, Signore: proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». Della sua morte e risurrezione, infatti, ne parla Gesù stesso ai discepoli che aveva scelto come suoi testimoni oculari. Nella Trasfigurazione, poi, come fra poco canterà il Prefazio, è anticipata la meravigliosa sorte della Chiesa, mistico corpo del Salvatore.

Sono molti i dettagli del brano evangelico su cui potremmo soffermarci. Ne preferisco uno, che è segnalato proprio all’inizio del racconto, dove si legge che Gesù prese in disparte con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li trasportò «su un alto monte». Il mese scorso sono tornato nella Terra Santa e mi sono ancora una volta recato, insieme coi pellegrini, sul Tabor. È l’altura che, in piena Galilea, si erge solitaria nella pianura di Esdrelon, a poca distanza da Nazareth. Qui, secondo un’antichissima tradizione risalente al III secolo, è individuato il luogo in cui Gesù si trasfigurò davanti agli sguardi stupiti dei tre discepoli. Vi si recò pellegrino anche il Servo di Dio Paolo VI e quella presenza così singolare è ricordata da un busto di bronzo, collocato tra i fiori davanti al terrazzo dove il Papa, il 5 gennaio 1964, dopo avere pregato contemplò uno splendido tramonto sul lago di Genezareth.

Il Vangelo, però, non ci dice il nome di quel monte, ma sottolinea piuttosto che esso era «alto». Ci suggerisce, così, di riconoscervi il simbolo della sfera di Dio che si apre sulla storia umana. Su quel «monte» non si sale con le forze umane, né su quella cima è possibile fare una scalata come fanno gli alpinisti sulle nostre montagne. Bisogna esservi innalzati. Ed è quello che fa Gesù coi tre apostoli. Li trasferisce in alto con sé.

Secondo un’interpretazione mistica, poi, quel monte è «alto» perché chi vuole ascendervi e rimanervi deve spogliarsi dei desideri mutevoli e carnali e deve rivestirsi di santità e di giustizia perché, come scrive San Paolo, «la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3, 20-21). Insegnava Origene: «Se uno di noi vuole che Gesù lo prenda con sé, lo porti su un alto monte e lo renda degno di contemplare in disparte la sua trasfigurazione, che… non fissi più lo sguardo sulle realtà visibili; che non ami più il mondo e ciò che è in esso, non concepisca più alcuna brama mondana, che è brama dei corpi, della ricchezza e della gloria della carne, e abbandoni tutto quello che per natura circuisce e attira l’anima lontano dalle realtà più nobili e divine, la fa decadere e aderire all’inganno di questo mondo, alla ricchezza, alla gloria e a tutte le altre cose ostili alla verità» (Commento al Vangelo di Matteo XII, 33: tr. it. di R. Scognamiglio, Città Nuova, Roma 1998, p. 380).

Per partecipare del mistero della Trasfigurazione, dunque, occorre lasciarsi trasformare dalla novità di Cristo. Già nel Battesimo abbiamo ricevuto una meravigliosa trasformazione, come abbiamo ricordato nella Colletta: «O Dio… nella gloriosa Trasfigurazione del Cristo Signore hai… mirabilmente preannunciato la nostra definitiva adozione a tuoi figli». Anche la partecipazione alla Santa Eucaristia ci trasforma, ogni volta che la riceviamo: «Il pane del cielo che abbiamo ricevuto, o Padre, ci trasformi a immagine del Cristo…» (Preghiera dopo la Comunione). Al contrario, ciò non può realizzarsi per chi invece di lasciarsi attrarre da Cristo, si lascia distrarre dalle realtà esteriori e dissipa se stesso nelle banalità.

Per sintetizzare questo atteggiamento di radicale evasione da sé, Paolo VI faceva ricorso ad un’espressione che si trova nel libro della Sapienza e nella lingua latina è chiamata fascinatio nugacitatis (Sap 4, 12). Ne aveva parlato anche B. Pascal (cfr. Pensieri 203 ed. Br.) e forse da lui l’apprese papa Montini. Egli la spiegava come «la seduzione dei valori effimeri e inadeguati alle aspirazioni profonde ed essenziali dell’uomo; una seduzione, che incontriamo ad ogni passo della nostra esperienza temporale, e che ci può essere fatale»; come «una concezione della vita deliberatamente cieca sul suo vero destino, e sorda alla vocazione dell’incontro con Dio; uno spirito egocentrista, drogato di piacere, di fatuità, d’incapacità di vero amore» (Udienza del 5 aprile 1967: Insegnamenti V, p. 727). Anche quando andò pellegrino all’abbazia di Fossanova, il 14 settembre 1974, come ponendosi in dialogo con Tommaso d’Aquino chiedeva: «a noi, distratti dal “fascino della frivolezza”, la fascinatio nugacitatis, di cui parla il libro della Sapienza, e di cui noi sperimentiamo oggi, con la prevalenza della conoscenza sensibile su quella intellettuale e spirituale, il vertiginoso incantesimo; a noi, sottoposti alla anestesia del laicismo antireligioso; a noi, S. Tommaso, che ancora grandeggi, filosofo e teologo, sull’orizzonte del pensiero avido di sicurezza, di chiarezza, di profondità, di realtà; a noi, anche con una sola parola, che cosa ci puoi dire?» (Insegnamenti XII, p. 833-834).

Negli scritti pubblicati di Giovanni Battista Montini, sia da Arcivescovo di Milano sia come Successore di Pietro, l’espressione fascinatio nugacitatis ricorre non meno di sei volte e designa, ogni volta, il fascino del divertimento e delle frivolezze, la vertigine delle passioni, la seduzione delle cose e delle attività inutili, ciò che di banale è preferito a quanto è grande, utile e doveroso, benché impegnativo. In questo volare basso, non può esserci esperienza di Cristo!

Paolo VI avvertiva frequentemente che solo quando un uomo concentra totalmente il suo sguardo su Cristo, riesce a sfuggire ai gorghi delle futilità e alle suggestioni esteriori. Ricordiamolo mentre ci disponiamo a celebrare un «anno della fede», indetto dal papa Benedetto XVI esplicitamente in analogia a ciò che volle Paolo VI per il 1967 (cfr m.p. Porta fidei, n. 4). Disse: «Per superarla… questa seduzione di che cosa disponiamo? Disponiamo della fede, della sicurezza cioè che Cristo è veramente il Figlio di Dio, e che la concezione della vita che da ciò deriva è vittoriosa di questa terribile insidia» (Udienza del 5 aprile 1967 cit., p. 728).

Abbiamo caro questo prezioso ammaestramento sulla fede. Risentiamolo come un’eco di quanto abbiamo udito dall’apostolo Pietro: non andate dietro a favole artificiosamente inventate, ma fidatevi della solidissima Parola «che brilla in luogo oscuro finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino» (2Pt 1, 16-19).

CATECHESI DI PAPA PAOLO VI NELL’UDIENZA GENERALE DEL 31.07.68: LA PREMESSA, I MOTIVI, LE FINALITÀ DELL’ENCICLICA «HUMANAE VITAE»
Diletti Figli e Figlie!

Le nostre parole hanno oggi un tema obbligato dalla Enciclica, intitolata Humanae vitae, che abbiamo pubblicato in questa settimana circa la regolazione della natalità. Riteniamo che vi sia noto il testo di questo documento pontificio, o almeno il suo contenuto essenziale, che non è soltanto la dichiarazione d’una legge morale negativa, cioè l’esclusione d’ogni azione, che si proponga di rendere impossibile la procreazione (n. 14), ma è soprattutto la presentazione positiva della moralità coniugale in ordine alla sua missione d’amore e di fecondità «nella visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna» (n. 7). È il chiarimento d’un capitolo fondamentale della vita personale, coniugale, familiare e sociale dell’uomo, ma non è la trattazione completa di quanto riguarda l’essere umano nel campo del matrimonio, della famiglia, dell’onestà dei costumi, campo immenso nel quale il magistero della Chiesa potrà e dovrà forse ritornare con disegno più ampio, organico e sintetico. Risponde questa Enciclica a questioni, a dubbi, a tendenze, su cui la discussione, come tutti sanno, si è fatta in questi ultimi tempi assai ampia e vivace, e su cui la Nostra funzione dottrinale e pastorale è stata fortemente interessata.

Non vi parleremo adesso di questo documento, sia per la delicatezza e la gravità del tema, che Ci sembrano trascendere la semplicità popolare del presente settimanale discorso, sia per il fatto che non mancano già e non mancheranno, intorno all’Enciclica, pubblicazioni a disposizione di quanti s’interessano del tema stesso (cfr. ad esempio: G. Martelet, Amour conjugal et renouveau conciliaire).

A voi diremo semplicemente qualche parola non tanto sul documento in questione, quanto su alcuni Nostri sentimenti, che hanno riempito il Nostro animo nel periodo non breve della sua preparazione.

Il primo sentimento è stato quello d’una Nostra gravissima responsabilità. Esso Ci ha introdotto e sostenuto nel vivo della questione durante i quattro anni dovuti allo studio e alla elaborazione di questa Enciclica. Vi confideremo che tale sentimento Ci ha fatto anche non poco soffrire spiritualmente. Non mai abbiamo sentito come in questa congiuntura il peso del Nostro ufficio. Abbiamo studiato, letto, discusso quanto potevamo; e abbiamo anche molto pregato. Alcune circostanze a ciò relative vi sono note: dovevamo rispondere alla Chiesa, all’umanità intera; dovevamo valutare, con l’impegno e insieme con la libertà del Nostro compito apostolico, una tradizione dottrinale, non solo secolare, ma recente, quella dei Nostri tre immediati Predecessori; eravamo obbligati a fare Nostro l’insegnamento del Concilio da Noi stessi promulgato; Ci sentivamo propensi ad accogliere, fin dove Ci sembrava di poterlo fare, le conclusioni, per quanto di carattere consultivo, della Commissione istituita da Papa Giovanni: di venerata memoria, e da Noi stessi ampliata, ma insieme doverosamente prudenti; sapevamo delle discussioni accese con tanta passione ed anche con tanta autorità, su questo importantissimo tema; sentivamo le voci fragorose dell’opinione pubblica e della stampa; ascoltavamo quelle più tenui, ma assai penetranti nel Nostro cuore di padre e di pastore, di tante persone, di donne rispettabilissime specialmente, angustiate dal difficile problema e dall’ancor più difficile loro esperienza; leggevamo le relazioni scientifiche circa le allarmanti questioni demografiche nel mondo, suffragate spesso da studi di esperti e da programmi governativi; venivano a Noi da varie parti pubblicazioni, ispirate alcune dall’esame di particolari aspetti scientifici del problema, ovvero altre da considerazioni realistiche di molte e gravi condizioni sociologiche, oppure da quelle, oggi tanto imperiose, delle mutazioni irrompenti in ogni settore della vita moderna...

Quante volte abbiamo avuto l’impressione di essere quasi soverchiati da questo cumolo di documentazioni, e quante volte, umanamente parlando, abbiamo avvertito l’inadeguatezza della Nostra povera persona al formidabile obbligo apostolico di doverCi pronunciare al riguardo; quante volte abbiamo trepidato davanti al dilemma d’una facile condiscendenza alle opinioni correnti, ovvero d’una sentenza male sopportata dall’odierna società, o che fosse arbitrariamente troppo grave per la vita coniugale!

Ci siamo valsi di molte consultazioni particolari di persone di alto valore morale, scientifico e pastorale; e, invocando i lumi dello Spirito Santo, abbiamo messo la Nostra coscienza nella piena e libera disponibilità alla voce della verità, cercando d’interpretare la norma divina che vediamo scaturire dall’intrinseca esigenza dell’autentico amore umano, dalle strutture essenziali dell’istituto matrimoniale, dalla dignità personale degli sposi, dalla loro missione al servizio della vita, non che dalla santità del coniugio cristiano; abbiamo riflesso sopra gli elementi stabili della dottrina tradizionale e vigente della Chiesa, specialmente poi sopra gli insegnamenti del recente Concilio, abbiamo ponderato le conseguenze dell’una o dell’altra decisione; e non abbiamo avuto dubbio sul Nostro dovere di pronunciare la Nostra sentenza nei termini espressi dalla presente Enciclica.

Un altro sentimento, che Ci ha sempre guidato nel Nostro lavoro, è quello della carità, della sensibilità pastorale verso coloro che sono chiamati a integrare nella vita coniugale e nella famiglia la loro singola personalità; e abbiamo volentieri seguito la concezione personalistica, propria della dottrina conciliare, circa la società coniugale, dando così all’amore, che la genera e che la alimenta, il posto preminente che gli conviene nella valutazione soggettiva del matrimonio; abbiamo accolto poi tutti i suggerimenti formulati nel campo della liceità, per agevolare l’osservanza della norma riaffermata.

Abbiamo voluto aggiungere all’esposizione dottrinale qualche indicazione pratica di carattere pastorale. Abbiamo onorato la funzione degli uomini di scienza per il proseguimento degli studi sui processi biologici della natalità e per la retta applicazione dei rimedi terapeutici e della norma morale a ciò inerente. Abbiamo riconosciuto ai coniugi la loro responsabilità e quindi la loro libertà, quali ministri del disegno di Dio sulla vita umana, interpretato dal magistero della Chiesa, per il loro bene personale e per quello dei loro figli. E abbiamo accennato all’intento superiore che ispira la dottrina e la pratica della Chiesa, quello di giovare agli uomini, di difendere la loro dignità, di comprenderli e di sostenerli nelle loro difficoltà, di educarli a vigile senso di responsabilità, a forte e serena padronanza di sé, a coraggiosa concezione dei grandi e comuni doveri della vita e dei sacrifici inerenti alla pratica della virtù e alla costruzione d’un focolare fecondo e felice.

E finalmente un sentimento di speranza ha accompagnato la laboriosa redazione di questo documento; la speranza ch’esso, quasi per virtù propria, per la sua umana verità, sarà bene accolto, nonostante la diversità di opinioni oggi largamente diffusa, e nonostante la difficoltà che la via tracciata può presentare a chi la vuole fedelmente percorrere, ed anche a chi la deve candidamente insegnare, con l’aiuto del Dio della vita, s’intende; la speranza, che gli studiosi specialmente sapranno scoprire nel documento stesso il filo genuino, che lo collega con la concezione cristiana della vita, e che Ci autorizza a far Nostra la parola dell’Apostolo: «Nos autem sensum Christi habemus», noi poi teniamo il pensiero di Cristo (1 Cor. 2, 16). E la speranza infine che saranno gli sposi cristiani a comprendere come la Nostra parola, per severa ed ardua che possa sembrare, vuol essere interprete dell’autenticità del loro amore, chiamato a trasfigurare se stesso nell’imitazione di quello di Cristo per la sua mistica sposa, la Chiesa; e che essi per primi sapranno dare sviluppo ad ogni pratico movimento inteso ad assistere la famiglia nelle sue necessità, a farla fiorire nella sua integrità, e ad infondere nella famiglia moderna la spiritualità sua propria, fonte di perfezione per i singoli suoi membri e di testimonianza morale nella società (cfr. Apostolicam actuositatem, n. 11; Gaudium et Spes, n. 48).



È, come vedete, Figli carissimi, una questione particolare, che considera un aspetto estremamente delicato e grave dell’umana esistenza; e come Noi abbiamo cercato di studiarlo e di esporlo con la verità e con la carità che tale tema voleva dal Nostro magistero e dal Nostro ministero, così a voi tutti, interessati direttamente che voi siate o no alla questione stessa, chiediamo di volerlo considerare col rispetto che merita, nell’ampio e luminoso quadro della vita cristiana. Con la Nostra Benedizione Apostolica.

Calendario Settimanale
A cura della Radio Vaticana. Da ritenersi non ufficiale, ma solo indicativo soprattutto per le attività che riguardano il Santo Padre per il quale fa testo quanto pubblicato sotto la voce “Udienze e impegni del Santo Padre”
SETTIMANA DAL 6 AL 13 AGOSTO 2012
Lunedì 6

+ Trasfigurazione del Signore

+ XIX anniversario della pubblicazione della Lettera Enciclica del Beato Giovanni Paolo II "Veritatis Splendor" (6 agosto 1993), dedicata ad "alcune questioni fondamentali dell'insegnamento morale della Chiesa". Al centro delle riflessioni del Pontefice il "relativismo", argomento che in questi anni è entrato nel dibattito culturale e religioso, in particolare con il magistero di Benedetto XVI.

+ Circa 70 cardinali e vescovi amici dei Focolari si recano oggi in visita-pellegrinaggio a Sassello (Savona), il paese natale della beata Chiara Luce Badano (1971-1990). Saranno accompagnati dalla presidente dei Focolari, Maria Voce, e dal co-presidente, Giancarlo Faletti. Il programma della giornata prevede le visite al cimitero in cui è sepolta Chiara Luce e alla sua casa natale, dove i presuli si potranno intrattenere con i genitori di Chiara, Maria Teresa e Ruggero Badano. Momento centrale sarà la celebrazione della messa alle 16,30 nella chiesa parrocchiale di Sassello, dedicata alla Santissima Trinità, con il vicario generale della diocesi di Acqui Terme, don Paolino Siri, cui seguirà la processione.

+ Qunu (Sud Africa) – Il segretario di Stato Hillary Clinton in Sudafrica incontra l’ex presidente Nelson Mandela.

+ La Paz (Bolivia) – Il presidente Evo Morales rivolger un discorso alla nazione in occasione del 187.mo anniversario dell’indipendenza.

+ (6-15) In Giappone, iniziativa “Ten Days for Peace – Dieci giorni per la pace”, che si svolge in tutte le diocesi del Paese per commemorare i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, avvenuti rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945.

+ A Hiroshima, in Giappone, 67.mo anniversario dell’esplosione atomica avvenuta il 6 agosto 1945.

+ Beirut (Libano) – Visita del capo del Consiglio Nazionale Supremo della Sicurezza iraniana, Said Jalil, che incontrerà il presidente Michel Sleimane, il premier Najib Mikati, il presidente del Parlamenyo Nabih Berri ed il ministro degli esteri Adnane Mansour.


Martedì 7

+ Santi Sisto II, papa e martire, e Gaetano Thiene, fondatore dei Teatini

+ Anaheim (Usa) - Inizia in California la 130.ma Convention annuale dei Cavalieri di Colombo (7-9 ago.) Il tema della Convention è: Proclaim liberty troughout all the land.

+ Manila (Filippine) - La Camera dei Rappresentanti decide oggi se chiudere o meno la fase dibattimentale della Legge sulla Salute Rirpoduttiva (Rh Bill), per passare alla discussione degli emendamenti al provvedimento, oggetto di un lungo braccio di ferro tra la Chiesa e le forze politiche.


Mercoledì 8

+ San Domenico di Guzmán, sacerdote e fondatore dell’Ordine dei Predicatori

+ Udienza generale del Santo Padre (Castelgandolfo, alle 10,30)


Giovedì 9

+ Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), vergine e martire, Patrona d’Europa. Oggi ricorre anche il 70.mo anniversario della sua morte. Nata da famiglia ebrea nel 1891, Edith Stein entra nel monastero delle Carmelitane di Colonia diventando suor Teresa Benedetta della Croce. Muore nel campo di concentramento di Auschwitz il 9 agosto 1942. Giovanni Paolo II la proclama santa l’11 ottobre 1998. È, insieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena, patrona d’Europa. “Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d’Europa significa porre sull’orizzonte del vecchio continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna”. Con queste parole Giovanni Paolo II, il 1° ottobre 1999, proclama Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, compatrona d’Europa. Assieme a Santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena, Edith Stein è chiamata a rappresentare quella santità che è per l’Europa “il segreto del suo passato e la speranza del suo futuro”.

+ (9-11) In Australia, a Chatswood, convegno sulla nuova evangelizzazione intitolato “Proclaim 2012” ed organizzato dalla Conferenza episcopale australiana.

Tra i relatori, l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione, che presenterà due interventi: il 9 agosto, si soffermerà sul tema “Cos’è la nuova evangelizzazione e cosa significa per la Chiesa”, mentre l’11 agosto parlerà di “Gesù e l’Anno della fede: l’urgenza della nuova evangelizzazione”.



+ A Nagasaki, in Giappone, 67.mo anniversario dell’esplosione atomica avvenuta il 9 agosto 1945 alle ore 12.00 locali.

+ Nagasaki (Giappone) - Prosegue la visita di mons. Pier Luigi Celata, Segretario emerito del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che (alle ore 20.00 locali) concelebra la Messa per le Vittime della Bomba Atomica e per la Pace nel Mondo. In mattinata (ore 10.30 locali) l’alto prelato parteciperà alla preghiera per la pace organizzata dalla città di Nagasaki.

+ Anaheim (Usa) – Termina in California la 130.ma Convention annuale dei Cavalieri di Colombo (dal 7 ago.)

+ Giornata internazionale dei popoli indigeni (Onu)


Venerdì 10

+ San Lorenzo, diacono e martire

+ 80° genetliaco del Card. Gaudencio B. Rosales, arcivescovo emerito di Manila (Filippine).

+ Nell’ambito dei Concerti in Basilica e in Chiostro nella Basilica Papale di S. Maria degli Angeli in Porziuncola (Assisi), “Spirituals sotto le stelle” (ore 21,15).

+ Ad Assisi, alle ore 21.00, Santuario di San Damiano, Veglia di preghiera nel Transito di Santa Chiara, presieduta da P. Bruno Ottavi ofm, Ministro provinciale dei Frati Minori dell’Umbria. La Veglia si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per la chiusura dell’ottavo centenario di Santa Chiara. (vedi 11 agosto)

+ In India, celebrazione del 'Black Day', giornata di lutto contro la discriminazione. La data scelta per l'odierna Giornata ricorda l’approvazione, il 10 agosto del 1950, dell’articolo della Costituzione che concede diritti e benefici speciali, per i fuori casta, solo ad indù, buddisti e sikh, escludendo così cristiani, musulmani e seguaci di altre religioni.

+ In Ghana, ad Accra, funerali del presidente John Evans Atta Mills, deceduto improvvisamente il 24 luglio scorso.


Sabato 11

+ Santa Chiara d’Assisi, vergine e fondatrice delle Clarisse

+ Concerto in onore del Santo Padre promosso dalla Caritas di Regensburg (ore 18.00)

+ Tokyo (Giappone) – Termina la visita nel paese di mons. Pier Luigi Celata, Segretario emerito del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

+ Ad Assisi, si concludono oggi le celebrazioni (dal 17 aprile 2011) per gli 800 anni della Consacrazione di Santa Chiara, con un convegno alla Porziuncola e la dedica di un chiostro del santuario della Porziuncola. Tre le celebrazioni in programma:

• Ore 11.00 – Basilica di Santa Chiara: Concelebrazione solenne, animata dal Coro dei “Cantori di Assisi”. Presiede il Card. Agostino Vallini, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma

• Ore 15.30 – Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola: Celebrazione di chiusura del Centenario e Inaugurazione del Chiostro di Santa Chiara.

• Ore 18.00 – Basilica di Santa Chiara: S. Messa nel Transito di S. Chiara

Presiede P. José Rodríguez Carballo ofm, Ministro generale dei Frati Minori.



Domenica 12

+ 19° Domenica del Tempo ordinario

+ 10° Domenica dopo Pentecoste (calendario giuliano)

+ Angelus del Santo Padre (Castelgandolfo)

+ Giornata internazionale della gioventù (Onu)

+ Cerimonia di chiusura della trentesima edizione dei Giochi Olimpici a Londra (Regno Unito). La cerimonia di chiusura si tiene, dalle ore 19.30 alle ore 22.30, (ora di Londra) presso l’Olymopic Stadium.


Lunedì 13

+ Santi Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, martiri


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