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Roberta Cesana “Le Comete” Feltrinelli (1959-1967). Il paratesto in “una collana come rivista di letteratura internazionale”


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Roberta Cesana




“Le Comete” Feltrinelli (1959-1967).

Il paratesto in “una collana come rivista di letteratura internazionale”


La Giangiacomo Feltrinelli Editore, fondata a Milano alla fine del 1954, con i primi titoli in uscita nel luglio del 1955,1 si impegnò fin da subito sia sul versante della saggistica che su quello letterario, seguendo il principio del forte legame che secondo Feltrinelli dovevano avere questi due rami: da una parte la ricerca, politicamente impegnata e caratterizzata principalmente sui temi dell’antifascismo e del terzomondismo, dall’altra la letteratura, che Feltrinelli stesso giudicava veramente importante, tanto da dichiarare, nel 1965, che “da qui a dieci anni il panorama culturale italiano, il grado di civiltà del nostro Paese, dipenderà anche, e in larga misura, da cosa, anche nel campo della letteratura di consumo, gli italiani avranno letto”2.

Quando Giangiacomo Feltrinelli scrive queste parole, nella Prefazione al primo catalogo generale, quello del decennale, la sua casa editrice aveva già avviato più di una fortunata collana letteraria e in particolare aveva già realizzato quelli che sono stati da più parti definiti come i due maggiori successi editoriali del nostro secondo dopoguerra, romanzi diventati casi letterari prima ancora della loro pubblicazione: Il Dottor Zivago di Boris Pasternak,3 che esce in anteprima mondiale dopo una trattativa contrastata con le autorità sovietiche e con la dirigenza del Partito comunista italiano,4 e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa,5 pubblicato dopo una complicata vicenda di rifiuti editoriali all’indomani della morte del suo autore.6 Come scrive Gian Carlo Ferretti, si trattò di “due successi con implicazioni nuove rispetto al passato” 7, che tra l’altro, come ha notato Giovanni Ragone, “avviavano il processo di unificazione tra il pubblico di sinistra e quello del romanzo mondadoriano”8.

Al di là della clamorosa pubblicazione di Il Dottor Zivago e di Il Gattopardo, nel settore della narrativa l’affermazione della casa editrice Feltrinelli fu in gran parte dovuta alla scoperta di alcuni scrittori stranieri contemporanei fino ad allora ignoti al pubblico italiano, che venivano pubblicati, tra il 1955 e il 1960, nella prima collana letteraria avviata dalla casa editrice, “Narrativa”, definita in modo colloquiale dall’editore e dal suo direttore, Valerio Riva, come “la collana di narratori stranieri contemporanei”9.

In questa collana uscivano a partire dalla metà degli anni Cinquanta, per la prima volta in Italia, i racconti del narratore cinese Lu Hsun,10 nuove voci della letteratura americana quali Jay Deiss11 e Lars Lawrence,12 l’appassionato romanzo di Kamala Markandaya,13 che portava per la prima volta in Italia la letteratura dell’India contemporanea, insieme alla voce di Louis Guilloux,14 scrittore francese a lungo rimasto estraneo alla nostra cultura. A fianco di queste scoperte, la collana “Narrativa” di Feltrinelli ha anche riproposto grandi nomi ormai famosi, quali Theodore Dreiser15 e Arnold Zweig,16 e di essi ha pubblicato opere ancora sconosciute in Italia.

Dal punto di vista degli apparati paratestuali,17 i volumi rilegati della collana “Narrativa” uscivano con una sovraccoperta18 che - rispetto allo stile della collana di cui qui ci occupiamo, “Le Comete” - possiamo ancora definire abbastanza sobria. Per richiamarne alla mente le caratteristiche, anche grafiche, basta citare come esempio molto noto quella che fu la celeberrima copertina della prima edizione mondiale di Il Dottor Zivago (Figura 1). In quel caso in copertina c’era un disegno di Ampelio Tettamanti, l’impaginazione, come per tutte le collane Feltrinelli, era a cura di Albe Steiner19, e i cosiddetti risvolti o “alette” fornivano informazioni sull’autore e sul romanzo, mai firmate ma pare sempre redatte da Valerio Riva. In molti numeri di “Narrativa” inoltre (ad esclusione però proprio del più noto Dottor Zivago) compariva già una caratteristica editoriale che vedremo poi essere propria della collana “Le Comete”, vale a dire la proposta, in quarta di copertina, di una scelta di recensioni ai volumi uscite sulla stampa estera.

Diverse le evidenze materiali di quella che forse fu la più prestigiosa e sicuramente la più elegante tra le collane letterarie pubblicate da Feltrinelli, la “Biblioteca di letteratura diretta da Giorgio Bassani” (Figura 2), che si divideva in due sezioni, “I contemporanei” e “I classici moderni”. La serie dei “I contemporanei”, saliti clamorosamente alla ribalta con il successo di Il Gattopardo, voleva offrire una visione aggiornata della narrativa italiana contemporanea, pubblicando “autori noti e meno noti o del tutto sconosciuti, purché le loro opere fossero legate al costume e alla storia di quegli anni”20. Per “I contemporanei” il direttore di collana, Giorgio Bassani appunto, aveva preferito inizialmente inserire un segnalibro nei volumi che fino al 1961 non avevano i risvolti e che fino alla fine non ospiteranno mai nessun testo in quarta di copertina. “I classici moderni” invece, nei quali di nuovo la quarta di copertina era “muta”, uscirono fin da subito con i risvolti, sempre a cura di Bassani21 e, accolsero, salvo rarissime eccezioni, “opere già definitivamente consegnate alla storia delle letterature straniere a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, testi che avevano avuto il tempo di diventare classici mentre l’Italia era tagliata fuori dal mondo”22.

La collaborazione tra Giangiacomo Feltrinelli e Giorgio Bassani, come è noto, sarà però destinata a durare poco: nel momento in cui, tra la fine del 1962 e l’anno successivo, Feltrinelli ritenne utile associare alla casa editrice quel nucleo di scrittori della neo-avanguardia che diverranno presto noti come Gruppo 63, l’autore di Il Giardino dei Finzi Contini si trovò a non poter condividere la scelta del suo editore. Un primo forte motivo di disagio fu il rifiuto che Bassani oppose alla pubblicazione in “Biblioteca di letteratura” del romanzo Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino, opera a suo dire frettolosa e ridondante, da riscrivere (opera che uscirà poi nella collana dei “I Narratori di Feltrinelli”23). Poi il divorzio dello scopritore di Il Gattopardo dalla Feltrinelli passerà attraverso altre vicende, come quella che vide Bassani sospettato di spionaggio in favore della Einaudi.24 Infine, la polemica tra avanguardisti e tradizionalisti arriverà ai ferri corti del fatto personale trasferito persino sulle fascette dei volumi, se sulla fascetta Feltrinelli del libro I frutti d’oro di Nathalie Sarraute premiato a Salisburgo si leggeva questa singolare “proposta” al lettore: “Sostituire nomi italiani a quelli francesi e leggere questo libro come la storia dell’ascesa e della caduta di uno dei tanti bestseller italiani dell’epoca del boom, per esempio (perché no?) dei Finzi-Contini. E che gusto, allora, che grazia, che umorismo! E che artista (e anche che vipera!) è questa Sarraute”25.


Diverso il rapporto di Giangiacomo Feltrinelli con Valerio Riva, il quale nutriva ambizioni e scopi assai prossimi a quelli dello stesso editore, cosicché tra i due esistette, per lungo tempo, una piena sinergia d’intenti che a sua volta si rifletteva circolarmente sugli altri collaboratori (che erano spesso anche autori Feltrinelli), dando luogo a un’unità operativa di grande efficacia, almeno per lo spazio di qualche anno, pari cioè all’intera fase di emersione pubblica del Gruppo 63.26 Del resto la casa editrice Feltrinelli aveva anche assunto il principale organizzatore del fenomeno neo-avanguardistico, nonché della costituzione di questo in gruppo, vale a dire Nanni Balestrini: un’assunzione in un certo senso obbligatoria, in quanto Balestrini era da sempre il braccio destro di Luciano Anceschi nella conduzione di “Il Verri”, la rivista che rimarrà fino alla chiusura lo sbocco e l’espressione naturale delle poetiche del Gruppo 63, rivista della quale Feltrinelli, dal numero 1 del 1962 era diventato l’editore. L’arrivo di Balestrini in via Andegari era il tocco finale che perfezionava un quadro già favorevole, in quanto la Feltrinelli aveva inserito nel suo organico anche un altro animatore del dibattito, e lui stesso produttore di testi, cioè Enrico Filippini. Inoltre, nel 1964, tra le collane di saggistica, Feltrinelli inaugurerà “Materiali”, una collana che, insieme a “Le Comete”, ospiterà numerosi scritti degli autori appartenenti al gruppo.

Ed è proprio attraverso questa unità di intenti ravvisabile nel rapporto tra l’editore da una parte, il direttore editoriale dall’altra, e in mezzo la comunità intellettuale che si esprime in questi anni attraverso il marchio editoriale della Feltrinelli, che diventa per noi possibile oggi riconoscere nel paratesto che accompagna alla loro uscita i diversi volumi di “Le Comete” il suggerimento di lettura di chi, in casa editrice, lo ha scritto, tanto più quando si tratta di una figura come quella di Valerio Riva, che non manca di esprimere le proprie preferenze e il proprio punto di vista, suggerendo quindi apertamente la modalità di lettura che lui stesso vorrebbe diffondere presso il pubblico di lettori a cui si rivolge. A questo proposito è più che mai pertinente un’osservazione di Alberto Cadioli quando scrive che “dentro le scelte editoriali nate sulla base di una progettualità fondata su presupposti riconoscibili e destinata a un’altrettanto riconoscibile comunità di lettori, si può individuare il modello sostenuto da gruppi intellettuali, da centri culturali, da spinte ideali, dei quali spesso gli editori si sono fatti portavoce”27. Ed è questo sicuramente il caso del Gruppo 63 e della casa editrice Feltrinelli.

Ma andiamo con ordine, e vediamo come la prima impronta data da Giangiacomo Feltrinelli e Valerio Riva a “Le Comete” fosse quella di “Una collana come rivista di letteratura internazionale”, secondo lo slogan con cui la collezione venne lanciata nel 1959: “una collana di libri che escono come tanti numeri monografici di una rivista di attualità letteraria; ogni numero una scoperta, una puntata in profondità nella terra incognita della letteratura di domani”. In questo programma sono già presenti le intenzioni culturali, intenzioni che una casa editrice esprime proprio attraverso la creazione delle sue collane, che secondo la definizione di Gérard Genette altro non sono che “specificazioni più intense e talvolta più spettacolari della nozione di marchio editoriale”28. La collana “Le Comete”, diretta da Valerio Riva dal 1959 al 1967, quando interrompe le pubblicazioni giunta a un totale di 44 titoli, coglieva il dibattito letterario sul piano del suo stesso farsi, lanciando autori nuovi destinati a diventare famosi anche da noi ma che spesso non lo erano ancora nemmeno nel loro paese d’origine.29

Materialmente, i volumi si presentano in un primo momento tutti con copertina cartonata, senza sovraccoperta e quindi senza risvolti. A partire dal 1962 però ad ogni nuova uscita la collana cambia i connotati, inserendo a seconda delle esigenze di Valerio Riva le più disparate modifiche alla linea originale sotto forma di nuove sedi paratestuali che potevano essere ora un segnalibro, ora un pieghevole allegato, ora una controcopertina, ora dei risvolti che in almeno un caso sono addirittura a tutta pagina. Le copertine, realizzate da Albe Steiner, erano tipicamente grafiche, e utilizzavano il nero e un colore abbinato, di volta in volta giallo, rosso, arancione, grigio. A partire dalla pubblicazione di I sotterranei di Jack Kerouac, undicesimo titolo della serie, viene aggiunta di quando in quando in copertina anche una foto, che è sempre in bianco e nero, e a partire sempre dal 1962 iniziano a comparire in copertina oltre al nome dell’autore e al titolo dell’opera tutta una serie di informazioni aggiuntive attraverso le quali passa nel migliore dei casi l’iniziativa progettuale, nel peggiore dei casi lo strillonaggio e la promozione pubblicitaria. Di norma, comunque, tutte le informazioni sul romanzo e sull’autore sono riportate in quarta di copertina. La collana si caratterizza inoltre per una scelta di recensioni apparse sulla stampa estera che vengono riportate sempre in quarta di copertina insieme alle gustose e spesso rocambolesche presentazioni di Valerio Riva, che è anche traduttore per “Le Comete”, firmandosi con lo pseudonimo di Carlo Alberto Gastecchi.

Per i primi due anni e mezzo “Le Comete” si attengono strettamente al piano editoriale, e per ogni numero in uscita, l’autore, per la prima volta tradotto in Italia, proviene da un Paese diverso, nell’ordine: Inghilterra, Giappone, Francia, Germania, Iran, Polonia, Messico, Camerun, Stati Uniti, Spagna, Russia. Si può dire che tutti questi primi numeri di “Le Comete” abbiano fatto “sensazione”, raggiungendo lo scopo che Valerio Riva indubitabilmente perseguiva scrivendo le loro presentazioni. La proposta che Riva vuole portare ai suoi potenziali lettori è infatti quella di una narrativa proibita, che fa scalpore, e il suo lavoro editoriale è tutto teso a estendere gli stessi caratteri formali a un gruppo di libri, unificandoli nelle loro presentazioni. Per esempio, per presentare al pubblico italiano l’aspra rivolta anarchica di J.P. Donleavy,30 Riva ricorda come “una sua edizione abusiva francese, presso Olympia Press, la casa editrice che rivelò al mondo la Lolita di Nabokov, fu coinvolta in un processo clamoroso”31. Quando pubblica Il sole si spegne di Osamu Dazai,32 Riva ipotizza che qualcuno lo possa definire come “Il Gattopardo del Giappone”, e scrive in quarta di copertina:
Qui e là s’adombra la storia di un’aristocrazia declinante, qui e là il sorgere di un nuovo mondo, trionfante ma involgarito e privo di idealità è contemplato con distacco e ironia, entrambi gli autori, ora morti, furono aristocratici d’antica pianta (e pure Il sole si spegne può essere considerato in un certo senso un romanzo postumo). E, infine, anche Il sole si spegne è una elegia sulla morte.
Per l’uscita di Ritratto d’ignoto di Nathalie Sarraute,33 Riva va oltre e interviene addirittura in copertina (Figura 3): la scritta che compare sempre in copertina dei volumi di “Le Comete”, “romanzo” (in verticale in basso a sinistra), viene in questo caso cancellata con un espediente grafico (una croce sovrapposta al testo) e sostituita dalla dicitura “antiromanzo” secondo la definizione che ne dava, nella prefazione, Jean Paul Sartre.34 In quarta di copertina, oltre agli stralci di alcune recensioni già apparse a stampa in Francia, un trafiletto scritto da Riva che spiega l’importanza dell’opera della Sarraute, criticando il fatto che l’autrice fosse rimasta fino al 1959 sconosciuta al pubblico italiano:

C’è voluto lo scandalo attorno al nouveau roman perché finalmente ci si accorgesse che fin dal 1939 esisteva in Francia una russa che aveva portato la critica agli schemi tradizionali del romanzo di derivazione proustiana e dostoevskijana molto più a fondo (e in maniera molto più convincente) di quanto facciano i corifei della école du regard.


E ancora, La promessa di Friedrich Durrenmatt,35 esce nel 1959 con un ritratto dell’autore tratteggiato da Riva con il solito scopo di colpire il lettore, dal momento che in quarta di copertina lo descrive così:
E’ un personaggio di statura inusitata, questo Durrenmatt: violento, massiccio, sprezzante d’ogni regola e d’ogni convenzione, pare nato per il partito preso di menar fendenti a destra e a manca. E’ lui che ha messo a soqquadro il pacifico e filisteo mondo della placida borghesia svizzera, è stato lui uno dei primi a metter il fuoco alle piante dei piedi dei nuovi tedeschi occidentali, sonoramente addormentati dentro le pieghe del cosiddetto “miracolo” economico. Questo moralista della più severa tradizione elvetica si comporta come un gigante caduto in un micragnoso mondo di pigmei: beve, s’ubriaca, dice parolacce, gira sbracato e sciamannato.
E Riva non si tira indietro nemmeno quando è il momento di presentare Brendan Behan, di cui si pubblica Ragazzo del Borstal.36 Questo il ritratto che dell’autore Riva ci fornisce in quarta di copertina:
“Matto” “alcolizzato”, “megalomane”, maleducato, e anche ex terrorista, avanzo di galera: questi sono gli aggettivi che di solito la stampa unisce al suo nome, che ricorre di sovente nella cronaca o nei profili ironici dei columnist pettegoli. D’altra parte, è un coro in qualche modo giustificato: Behan non perde occasione per épater le bourgeois. Ubriaco fin dal mattino presto, evade dalle case di cura, piomba sui palcoscenici dove si rappresentano le sue applauditissime commedie e svillaneggia attori e pubblico, oppure a gran voce si autoaccusa di imbecillità e di inettitudine artistica.
Nel secondo anno di vita della collana arriva dall’America il successo e anche lo scandalo maggiore, definito dal suo editore italiano al momento del lancio come “la Bibbia della beat generation”: nel mese di novembre del 1960 esce la prima edizione italiana di I sotterranei di Jack Kerouac,37 con la prefazione di Henry Miller, scritta appositamente per l’edizione italiana, e l’introduzione di Fernanda Pivano. Sempre in esclusiva per l’edizione italiana, è stato realizzato da Feltrinelli un pieghevole che viene attaccato alla copertina che riporta il Tridecalogo della prosa moderna. Credo e tecnica / essenziali, di Jack Kerouac. Si tratta di un’elencazione, dalla grafica fortemente impattante, dei 30 punti nei quali lo scrittore americano espone la sua idea di prosa moderna (Figura 4). La quarta di copertina riporta una breve presentazione dell’autore, compilata da Valerio Riva in toni sensazionalistici, una recensione a I sotterranei apparsa sul “Commonweal” di New York, oltre alla trascrizione delle voci “hip, hipster” e “beat, beatnik” tratte dal Wentworth & Flexner Dictionary of American Slang. Dopo il successo di Sulla strada, pubblicato l’anno prima da Mondadori, I Sotterranei arrivavano dunque a confermare il talento narrativo dello scrittore che era allora la figura sicuramente più singolare della scena letteraria americana. Tra lodi e critiche, all’uscita di I sotterranei da Feltrinelli, comparvero moltissime recensioni su tutte le testate giornalistiche più importanti, ma ancora superiore sarà il numero degli articoli che usciranno negli anni seguenti per seguire le vicende del processo a Kerouac e Feltrinelli: poco dopo la sua uscita infatti il volume venne fatto oggetto di un’ordinanza di sequestro emessa dal Procuratore della Repubblica di Milano e solo il 18 ottobre del 1963 Giangiacomo Feltrinellli verrà assolto con formula piena dall’accusa di pubblicazioni oscene e verrà tolto il sequestro al libro incriminato, infine giudicato dal Tribunale “un’opera d’arte”38.

Si chiude con lo scandalo di Kerouac il 1960 e si apre con quello dello scrittore spagnolo Juan Goytisolo39 il 1961 della collana “Le Comete”. La risacca esce in prima edizione italiana a gennaio del 1961 e in quarta di copertina campeggia lo slogan “Proibito dalla censura spagnola”. Valerio Riva sceglie poi di mettere in evidenza il giudizio su Goytisolo di Hemingway: “È il miglior romanziere della giovane generazione in Spagna”, seguito da un’insolita formula che incontriamo in questa collana per la prima volta: la pubblicazione di una breve intervista realizzata da Valerio Riva stesso a Juan Goytisolo, tramite cinque domande alle quali lo scrittore spagnolo risponde. In particolare, il direttore editoriale di “Le Comete” si propone di chiarire quali siano gli eventuali rapporti tra i protagonisti di La risacca e quelli dei Ragazzi di vita di Pasolini, ed è curioso a questo proposito notare come, mentre Valerio Riva in un’altra sede aveva sostenuto che Goytisolo “potrebbe essere avvicinato, in questa presentazione di vita suburbana, al nostro Pasolini”40, in realtà lo scrittore spagnolo dichiari di aver addirittura ignorato del tutto il nome di Pasolini quando scrisse La risacca.

Dopo la Spagna è la volta della Russia con il tredicesimo titolo in uscita per “Le Comete”, Una spanna di terra, di Grigorij Baklanov.41 In patria Baklanov ha una storia editoriale molto contrastata, che Valerio Riva tenta di riassumere in quarta di copertina dell’edizione feltrinelliana:
Una spanna di terra fu pubblicato a puntate nei numeri di maggio e giugno 1959 della rivista “Novyj Mir”. Subito, il 18 giugno, il critico Lazarev scriveva sulla “Literaturnaja Gazeta” un articolo in cui si evocavano come termine di paragone gli scrittori americani della lost generation e si diceva che l’autore aveva dato della guerra una rappresentazione “veridica”. Ma neanche un mese dopo, la “Komsomolskaja Pravda” esce in un violento attacco al libro; rincarano la dose su “Literatura i Zizn” i tre critici Aksanov, Druzin e D’akov; il 13 novembre le “Izvestjia” pubblicano, a firma Barabas, una severa stroncatura ideologica; nel marzo del 60 la rivista “Oktiabr” cerca di riassumere i termini di una polemica che nel frattempo è diventata violentissima ed ha valicato i limiti della letteratura. Solo mesi dopo esce il libro in volume, presso la casa editrice moscovita Sovetskij Pisatel’. Della fine di settembre dello stesso anno è la prima traduzione, tedesca. In Germania è il libro russo più venduto dell’anno.
Neanche a dirlo, la scelta editoriale, sempre provocatoria, di Riva è proprio quella di far seguire, in quarta di copertina, la pubblicazione della più clamorosa stroncatura che investì Baklanov, cioè quella a firma Barabas apparsa sulle «Izvestjia» di Mosca.
Dalla seconda metà del 1961 inizia una nuova parabola per “Le Comete” che è quella maggiormente ideologica a cui accennavamo all’inizio e che si inscrive nell’ambito della vera e propria generosa “protezione” che Giangiacomo Feltrinelli offre ai componenti del Gruppo 63. L’antefatto, è la pubblicazione, sempre ne “Le Comete”, di alcune opere di autori appartenenti al Gruppo 47 tedesco, gruppo a cui il 63 italiano dichiarava di ispirarsi. Nello specifico, si trattava di Un conto che non torna di Wolfdietrich Schnurre,42 Congetture su Jakob di Uwe Johnson,43 Poesie per chi non legge poesia di Hans Magnus Ezensberger,44 oltre a un’antologia di scrittori tedeschi emergenti intitolata Il dissenso. 19 scrittori tedeschi.45 La particolare tipologia a cui è possibile ricondurre quest’ultima pubblicazione porta Valerio Riva a creare una specifica serie all’interno della collana, serie che viene denominata “Panorami”. Inoltre, per questa antologia di scrittori tedeschi, vengono appositamente realizzati due risvolti di larghezza a pagina intera che riportano, uno per uno, le foto, i nomi e le presentazioni degli autori antologizzati (Figura 5).

Dopodichè, dalla pubblicazione dei primi due italiani che entrano nel novero di “Le Comete” (prima Francesco Leonetti, con Conoscenza per errrore46 - volume che si segnala anche per la presenza di un nuovo apparato paratestuale, il segnalibro, che qui ha le dimensioni di un’intera pagina e che riporta, su due colonne, una lettera di Leonetti a Vittorini e la risposta - e poi Oreste del Buono, con Per pura ingratitudine47) sarà tutto un trionfo del Gruppo 63, a partire dalla pubblicazione di Capriccio italiano di Edoardo Sanguineti48 che esce a marzo del 1963 come venticinquesimo titolo della serie. Qui per la prima volta un volume di “Le Comete” si presenta con la sovraccoperta, per cui per Sanguineti abbiamo del testo oltre che, come di consueto, in quarta di copertina (sede nella quale Riva fa il riassunto dell’opera), anche nei risvolti di copertina (che riportano giudizi su Sanguineti di Carlo Bo, Luciano Anceschi, Elio Vittorini e lo stesso Riva) e sulla copertina stessa, al centro della quale campeggia la scritta: “una crisi coniugale colta nei suoi aspetti più imbarazzati e nascosti, vissuta su tutti i piani dell’esperienza: è il tema fondamentale di questo inatteso romanzo di Edoardo Sanguineti il personaggio più straordinario della giovane letteratura in Italia”. Ed è proprio in queste sedi paratestuali che Riva presenta il libro di Sanguineti in termini decisamente troppo entusiastici, termini ai quali si appiglieranno poi le critiche della stampa e del mondo letterario che griderà allo scandalo.



Secondo Valerio Riva infatti, questo romanzo apre una nuova fase nell’esperienza letteraria di Edoardo Sanguineti, e niente meno che “Dante, filtrato attraverso l’esperienza di Pound ed Elliot”, è indicato nei risvolti di copertina come il modello ideale di Sanguineti. Tra i tanti indignati, che elessero Capriccio italiano a romanzo più “stroncato” dell’anno, Alberto Asor Rosa in particolare arrivò a criticare direttamente le scelte editoriali, scrivendo:
[…] Chi volesse una conferma esterna di questa fanatica serietà, legga il piccolo corpus d’interpretazioni, giudizi critici, notizie biografiche, che si allineano su tutte le facciate della copertina. Soltanto uno scrittore dotato di una fede incondizionata nell’importanza del proprio lavoro, poteva presentarsi al pubblico con questo così ampio corredo di critica quasi una Minerva armata che esca dal cervello di Giove pronta a farsi rispettare e convenientemente esperta dei segreti (anche minuti) della propria missione. Capriccio italiano ha, insomma, avuto la sua anteprima, ignota al grande pubblico, se può essere venduto nelle librerie già giudicato e dunque, in una qualche misura, già approvato.49
Come Asor Rosa, anche molti altri sono indispettiti dal fatto che Valerio Riva abbia scomodato Dante per presentare Sanguineti. Si legga a proposito quello che scrive Enrico Falqui:
Nel passato, a quale aggressivo editore sarebbe venuto in mente di ricorrere alle espressioni imbonitorie di certe fascette e sopracoperte, quasi fossero sentenze scolpite nel marmo, da accettare, da subire a capo chino? Succede che il Sanguineti, sperimentalista e neoavanguardista per la pelle, si cimenta col romanzo: una “cronaca maritale” architettata come una “discesa infernale”. E subito l’editore, che è Feltrinelli, presenta l’autore di Capriccio italiano come “il personaggio più straordinario della giovane letteratura italiana” e sostiene che “Dante, filtrato attraverso l’esperienza di Pound ed Eliott, è certo anche il modello ideale del Sanguineti poeta”. Sennonché la critica non è della stessa opinione e replica con stroncature magari più violente del meritato, ma dovute alla provocazione.50
Neanche a dirlo, Riva accoglie la sfida e continua a provocare. Per il numero successivo di “Le Comete”, intitolato La scuola di Palermo51 (un volume che raccoglie gli scritti di Michele Perriera, Roberto di Marco e Gaetano Testa, a cura di Alfredo Giuliani, e che è anche la terza uscita della sotto-serie “Panorami”, Figura 7) viene realizzata appositamente una contro-copertina sulla quale, oltre ai riassunti delle tre opere, compare un intervento provocatorio di Valerio Riva che testimonia ulteriormente della polemica letteraria allora in corso tra le avanguardie e la tradizione letteraria. Si tratta di un intervento editoriale che per prolissità sconfina addirittura nel verso della quarta di copertina, ma del quale qui vogliamo richiamare solo le parti più rappresentative:
Qualcuno ha citato, in un discorso assai fine e coerente, il “manierismo della nevrosi” che aduggerebbe la letteratura di questi anni, il che è probabile; ma quando si tratta della letteratura di domani, bisognerebbe dare al termine “nevrosi” dimensioni assai differenti, perché è pur sempre una ben particolare nevrosi quella d’una gioventù che passa le ore di lezione ad innescar bombe sotto i banchi e le butta durante le ore di ricreazione. Ed è evidente che queste “bombe” letterarie sono ancora soltanto una pallida eco di quelle altre, non metaforiche. Né d’altronde si insisterà mai abbastanza sul carattere di registrazione di questi “panorami”: certe cose ci sono, esistono, ed è inutile distoglierne lo sguardo raccapricciati o mettere le mutande ai tori, così come non vale la pena, per amore di eleganza, sviolinare su Kerouac, Burroughs e Beckett e tacere sul resto, in una ennesima ripetizione del (parafrasando) verité au delà des Alpes, erreur en deçà. Una vera civiltà letteraria è anche fatta di questi monstra e del fair-play con cui si ammettono: perché dev’essere ben povera quella società culturale in cui basti un anacoluto per far gridare allo scandalo!
Con il numero successivo di “Le Comete” viene presentato al pubblico italiano Nanni Balestrini, qui alla sua seconda prova letteraria, avendo già pubblicato nel 1961 da Scheiwiller Il sasso appeso. La copertina di Come si agisce (Poemi piani52) riporta una serie di scritte provocatorie. Al centro c’è scritto: “Per il grosso pubblico”, segue: “Nanni Balestrini è stato il primo a scrivere versi servendosi (scandalo!) delle facoltà combinatorie di un cervello elettronico della IBM”. E ancora: “Per la buona società letteraria”; “È uno dei ‘cavalieri dell’Apocalisse’ della post-avanguardia in Italia”; “In questo libro, dal ‘Sasso appeso’ alla ‘Classificazione’ a ‘Lo sventramento della storia’, un’accanita volontà di sperimentare il materiale fantastico estratto dal cadavere del linguaggio di massa percorre le forme esasperate di una claunesca Vita Nova, d’un ‘novissimo’ manuale di metrica”. La quarta di copertina riporta le recensioni di Alfredo Giuliani, Luciano Anceschi, Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, quindi tutti appartenenti al Gruppo 63, mentre questa volta Riva si astiene (Figura 8).

Le pubblicazioni per il 1963 si concludono con altri due testi in qualche modo legati alla poetica del Gruppo. A ottobre esce Lo sproloquio di Giancarlo Marmori,53 che era stato pubblicato l’anno prima in francese, con il titolo La parlerie, dalle Editions du Seuil di Parigi. Da questo numero, il ventinovesimo di “Le Comete”, in copertina viene riportato solo il cognome, non più anche il nome dell’autore, mentre sempre di più si affollano le scritte che mirano a presentare l’opera. In questo caso troviamo, in basso al centro: “Il primo romanzo di Giancarlo Marmori ha già avuto fin qui un destino singolare: è stato pubblicato prima in Francia che in Italia e lodato dalla arcigna rivista di Paulhan: la «Nouvelle Revue Française». Citati, come modelli di questo Sproloquio, Beckett e Ionesco, Sade e l’esoterismo dantesco” (Figura 9). Le recensioni vengono ora riportate sui risvolti e sono in questo caso francesi. Un piccolissimo spazio è riservato, sempre nei risvolti di copertina, alla presentazione dell’autore. Anche per Germano Lombardi, di cui il romanzo Barcelona54 esce come trentesimo titolo di “Le Comete”, in copertina campeggiano le solite scritte sensazionalistiche, qui, in basso al centro: “nell’anno in cui De Gaulle sale al potere un uomo parte da Parigi per Barcellona per uccidere il generale Felipe Acerro. Attraverso l’alcol, la paura, la regressione, la malattia, l’ambigua presenza della donna, in un paesaggio filtrato dall’intermittenza della coscienza”. Da notare inoltre che questo volume di “Le Comete” ha i risvolti di copertina con la foto dell’autore, come era solo nella “Biblioteca di Letteratura diretta da Giorgio Bassani”.

Il 1964 si apre ancora all’insegna del Gruppo 63, questa volta con un’antologia, la prima prodotta dagli appartenenti al Gruppo. A cura di Balestrini e Giuliani, si intitola Gruppo 63. La nuova letteratura55 ed è in pratica il risultato, se vogliamo gli atti del convegno, che si era svolto dal 3 all’8 ottobre del 1963 a Palermo e che rappresentava il primo incontro degli scrittori del Gruppo 63. La contro-copertina di questa antologia riporta un testo su due colonne redatto dal solito Riva e volto ancora una volta a illuminare la polemica che si alzava allora intorno agli esponenti della nuova avanguardia. Scrive infatti Riva:
La polemica sulla letteratura, in Italia, ha assunto, negli ultimi mesi, una violenza quale non si conosceva più dai tempi del futurismo. Si vuol dire, insomma, che è dilagata fuori dalla cerchia degli “addetti ai lavori” e ha invaso la cronaca e il costume: è uno “scandalo”, per usare una parola che da qualche anno per gli italiani ha perso il senso originario ed è diventata quasi sinonimo di “show”. Ora il “neo-avanguardia show” si svolge già, all’italiana, sulle piazze e sui cantoni, sotto gli occhi dei cittadini, con tutte le sue brave parti fisse: i padri nobili che brontolano e cercano di stringere i cordoni della borsa, i giovani amorosi che hanno sempre una romanza pronta, le servette che ingarbugliano l’imbroglio, gli arlecchini e i brighella guastatori e il diavolo che di tanto in tanto viene agitato dagli uni e dagli altri per far paura agli spettatori (e che sarebbe poi sempre il Sanguineti). […] E così s’è pensato di fargli un po’ vedere al lettore che è e che non è la cosa di cui parlano tanto vagamente un mucchio di cassandre e pitonesse. Il modo migliore è parso di documentare efficacemente ed estesamente come è nato e su che basi il famoso Gruppo 63, che si è riunito per la prima volta a Palermo l’ottobre scorso ed è stata l’unica iniziativa seria che nel dibattito letterario si prendesse in Italia da più di un decennio.

Nel 1964 escono in un unico volume due opere narrative di Alberto Arbasino, La narcisata e La controra.56 Segue un’altra antologia, la quinta di “I Panorami”. A cura di Fernanda Pivano, si intitola Poesia degli ultimi americani57 ed esce a novembre del 1964. In copertina è riprodotta una foto di Marilyn Monroe, mentre in quarta di copertina un collage per titolo di una poesia di Jonathan Williams (Figura 10). All’interno del volume, un inserto in carta colorata riproduce in facsimile un numero speciale della rivista «Fuck You – A Magazine of the Arts» dedicato a Marilyn Monroe. Presentando, in quarta di copertina, l’opera che ha curato, Fernanda Pivano si sostituisce a Valerio Riva:


Solo spento il chiasso che la stampa in carta patinata sollevò, per soffocarle, intorno a certe voci del secondo dopoguerra americano, è ora possibile individuare di quelle voci il significato e la funzione storico-letteraria. Questa antologia ne ha scelte alcune, autorevoli o sperimentali, ma sempre commosse. L’orrore per la violenza e per la guerra, per il convenzionalismo e la corruzione, per la meschinità sentimentale e l’aridità interiore, per il denaro come simbolo di potenza e l’autorità come simbolo di prepotenza fa da tema alle poesie qui raccolte a rappresentare una generazione che indicò non tanto nella droga e nella ribellione a forze sociali organizzate di certa delinquenza minorile, quanto nel misticismo, nella liberazione da vincoli terreni una provvisoria proposta di salvezza dalla pressione del mondo contemporaneo.
Gli ultimi due titoli pubblicati nel 1964 nella collana “Le Comete” sono L’oblò di Adriano Spatola,58 un altro degli esponenti del Gruppo 63, e La bomba dell’Avana di Severo Sarduy,59 autore cubano che viene introdotto per la prima volta in Italia proprio da Feltrinelli. “Le Comete” escono poi ancora per tre anni, fino al 1967, anche se con una produzione notevolmente ridotta rispetto ai ritmi che erano stati tenuti fino al 1964:60 nel 1965 vengono pubblicati solo due titoli,61 tre nel 196662 e uno, l’ultimo numero, il 44, che è Il parafossile di Giorgio Celli, nel 1967.63

Come era stato per “Narrativa”, anche i titoli usciti ne “Le Comete” che dimostreranno una migliore tenuta in catalogo, andranno negli anni a confluire nella collana di “I Narratori di Feltrinelli”, collana tutt’ora in corso. Alcuni testi rimangono, ma i toni sensazionalistici di Valerio Riva che li hanno tenuti a battesimo andranno poi progressivamente e inesorabilmente scomparendo, insieme alla loro portata ideologica, ma queste variazioni non saranno senza conseguenze per il significato del testo, poiché, come ha sottolineato con forza Roger Chartier:


Quando la ricezione di un testo avviene all’interno di dispositivi di rappresentazione molto diversi tra loro, lo ‘stesso’ testo non è più lo stesso. Ciascuna delle sue forme obbedisce a convenzioni specifiche che incidono sull’opera secondo leggi proprie […] Individuare gli effetti di senso prodotti da queste forme materiali è una necessità per chi voglia comprendere, nella loro storicità, gli usi e le interpretazioni di cui un testo è stato investito […] La possibile intelligibilità dei testi dipende dalle categorie che designano e definiscono i discorsi. Ma dipende anche dalle forme che ne regolano la trasmissione.64
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