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MARISCUOLA-TARANTO

Dipartimento per le discipline pedagogico-sociali

Metodologia della comunicazione formativa
Corso prof. F.Dubla, esami novembre 2002


SEMINARIO

LA SCUOLA ATTIVA DI J. DEWEY (1859 – 1952)

E

L’EDUCAZIONE COME SFIDA PEDOGOGICA DI


J.BRUNER


ALLIEVI:
C° 3 TLC NESCA Alessandro

C°3 TLC PENNACCHIO Nicola

C°3 TLC VALENTE Giuseppe
RELATORE:

prof. F.Dubla

SEMINARIO
LA SCUOLA ATTIVA J. DEWEY (1859 – 1952)

E

L’EDUCAZIONE COME SFIDA PEDOGOGICA DI


J.BRUNER (1915)

INIZIO 1° PARTE:

  • INTRODUZIONE AL SEMINARIO (A CURA DI C° NESCA)



  • L’OPERA DI J. DEWEY (A CURA DI C° NESCA)




  • L’ESPERIENZA DI J. DEWEY ( A CURA C° VALENTE)



  • BRANO TRATTO DAL CD ( a cura di Ferdinando DUBLA) CORSO MULTIMEDIALE DI M.C.F. “ L’EDUCAZIONE SECONDO DEWEY”




  • COMMENTO DEL BRANO “ L’EDUCAZIONE SECONDO DEWEY “

( A CURA C° PENNACCHIO)


  • BRANO TRATTO DAL CD ( a cura di Ferdinando DUBLA) CORSO MULTIMEDIALE DI M.C.F. “ LA SCUOLA ATTIVA DI DEWEY”




  • COMMENTO DEL BRANO “ LA SCUOLA ATTIVA DI DEWEY”

(A CURA DI C° NESCA)




  • COS’ E’ LA DEMOCRAZIA PER DEWEY ?

( A CURA C° VALENTE)


  • LARGO SPAZIO A , COMMENTI E CONSIDERAZIONI SULLA 1° PARTE DI SEMINARIO SVOLTO.



FINE 1° PARTE SEMINARIO


SEMINARIO

LA SCUOLA ATTIVA J. DEWEY (1859 – 1952)

E

L’EDUCAZIONE COME SFIDA PEDOGOGICA DI


J.BRUNER (1915)

INIZIO 2° PARTE:


  • BREVE RIEPILOGO SULLA 1° PARTE DEL SEMINARIO ( A CURA C° VALENTE)

  • L’OPERA DI J. BRUNER ( A CURA C° VALENTE)




( A CURA C° PENNACCHIO)



  • BRUNER: “ L’ISTRUZIONE COME NUOVA SFIDA PEDAGOGICA “

(A CURA DI C° NESCA)




  • LARGO SPAZIO A , COMMENTI E CONSIDERAZIONI FINALI SUL SEMINARIO SVOLTO


RELATORI:
C° 3 TLC NESCA Alessandro

C°3 TLC PENNACCHIO Nicola

C°3 TLC VALENTE Giuseppe
LA SCUOLA ATTIVA J. DEWEY (1859 – 1952)

E

L’EDUCAZIONE COME SFIDA PEDOGOGICA DI


J.BRUNER (1915)

INTRODUZIONE


Il nostro seminario vuole rivolgere un’attenzione particolare a un tema sempre attuale nel tempo, reale concreto , come quello di : “fare scuola”.

E’ un percorso il nostro che prende in considerazione due grandi nomi americani J. Dewey definito come il “ rivoluzionario” e J. Bruner vivente .

Questo viaggio ha inizio verso la fine dell’ottocento, per arrivare, ai giorni nostri , bene mettetevi comodi e……………

………..Buon Viaggio !




L’OPERA DI J. DEWEY (1859 – 1952)
Nessun filosofo contemporaneo esercitò un’azione così vasta sul pensiero, sulla cultura, sul costume politico e soprattutto sulla prassi educativa dell’intero mondo civile, come l’americano John Dewey.

Nato nello stato americano del Vermont nel 1859 , il pensiero di J. Dewey trae origine dal pragmatismo, corrente filosofica che considera come funzione fondamentale dell’intelletto , quella di consentire un’azione efficace sulla realtà ; però la sua riflessione più profonda parta Dewey ad una particolare interpretazione di tale corrente denominata successivamente strumentalismo secondo il quale le idee e il pensiero in genere, sono strumenti per risolvere i problemi e soddisfare i bisogni .

J. Dewey morì il 1 giugno del 1952.

Nella sua lunga vita , scrisse un gran numero di opere , fra le opere più importanti di Dewey molte sono di argomento pedagogico , come:



  • SCUOLA E SOCIETA’ (1899) (Queste prime due opere lo resero famoso nel mondo – scuola e società è costituita da una serie di conferenze in cui sono esposte le esperienze che egli andava facendo in una piccola scuola elementare sperimentale che aveva fondato nel 1896 a Chicago in connessione con il suo insegnamento di pedagogia presso quella università , e che fu detta perciò “ scuola laboratorio” )

Un'altra opera fu scritta avendo di mira essenzialmente le applicazioni pedagogiche fu’:

  • COME NOI PENSIAMO (1910)

  • Di contenuto più strettamente filosofico sono le opere della tarda maturità :

  • DEMOCRAZIA ED EDUCAZIONE (1916) (E’ uno dei suoi scritti filosofici più importanti)

  • NATURA E CONDOTTA DELL’UOMO (1922)

  • ESPERIENZA E NATURA (1925)

  • LA RICERCA DELLA CERTEZZA (1930)

  • ESPERIENZA ED EDUCAZIONE (1938)

LOGICA E TEORIA DELL’INDAGINE

L’ESPERIENZA SECONDO J. DEWEY


Il punto di partenza di Dewey e’ l’esperienza; ma questa non si identifica nè con la coscienza nè con la soggettività’.

L’esperienza e’ assai piu’ vasta della coscienza perchè comprende anche l’ignoranza, l’abitudine, tutto ciò’ che e’ e come tale non fa parte della coscienza. Fanno parte dell’esperienza gli aspetti sfavorevoli, precari, incerti, irrazionali, odiosi dell’universo, allo stesso titolo degli aspetti nobili, onorevoli e veri. Ne l esperienza coincide con la soggettività : essa non e’ soltanto un , cioe’ una successione di sensazioni, immagini e impressioni personali. Per la riflessione filosofica, l’esperienza deve essere assunta nel suo significato più vasto e comprende nel suo campo il sole, le nuvole, la pioggia, il seme, il raccolto e insieme l’uomo che lavora, che semina, inventa, usa, soffre e gode. L’esperienza comprende cosi’ l’intero mondo degli eventi e delle persone: essa e’ essenzialmente storia.

Secondo il Dewey l’esperienza e’ educazione


EDUCAZIONE SECONDO DEWEY

Questo passo del DEWEY ci permette di inquadrare il concetto fondamentale nel suo credo pedagogico secondo il quale l’educazione non è altro che un processo di socializzazione , in cui l’individuo da educare, deve essere inteso non come singola unità che deve essere educata, ma come individuo sociale, cioè appartenente ad un numero indefinito di unità alla cui base vi è la concezione di unione organica di individui.

Se si elimina il fattore sociale dall’ individuo si resta solo con una astrazione (quindi una non cosiderazione) mentre se si elimina il fattore individuale dalla società, si resta solo con una massa inerte e senza vita.

L’aspetto psicologico e quello sociale sono quindi in rapporto fra di loro e l’educazione non deve essere considerata come un compromesso fra i due aspetti o come una sovrapposizione dell’uno sull’altro.



La conoscenza delle condizioni sociali è necessaria per poter interpretare esattamente le attitudini e le potenzialità dell’individuo, il quale possiede i suoi istinti e le sue tendenze, ma non se ne coglie il significato finchè non li traduce nei loro equivalenti sociali.

Infatti nel corso della sua maturazione conoscitiva l’individuo si trova di fronte ad un continuo processo di adattamento inteso non come adattamento alle esigenze sociali, ma come valorizzazione degli impulsi e delle attitudini individuali in direzione sociali.

Egli risulta influenzato dall’ambiente sociale in cui avviene il processo di crescita ma le sue esigenze individuali, la sua individualità, la sua creatività e la sua originalità si porranno (in piccola o grande misura) come fattori di cambiamento dell’ambiente stesso.

A tale processo d’interazione fra individuo e società il DEWEY introduce anche il bisogno di un processo di continuità delle esperienze familiari, domestiche e sociali che consentono di non smarrire i fondamenti pionieristici (cioè alla ricerca di…) di iniziative, abilità, adattabilità e gli antichi valori di libertà, e bisogno di un nuovo mondo in cui vivere e proprio da questi ideali avevano portato i soppressi d’ Europa ad emigrare nel continente americano.

I principi della continuità e della interazione, (introdotti come criteri di un’esperienza educativa), e la conseguente correlazione tra momento di individualità e momento di socialità consentono al DEWEY di legare strettamente democrazia, spirito scientifico ed educazione .

L’educazione,(intesa come processo di interazione tra individuo e ambiente), è esperienza e deve la sua origine ai problemi stessi che essa pone di fronte agli individui.

Il superamento degli ostacoli avviene tramite quel processo riflessivo (ricerca del metodo), che porta alla formulazione di idee la cui messa in pratica ne confermano la validità.

Tale processo riconducibile al metodo scientifico, (presente in ciascun individuo sotto forma di riflessione), costituisce la forza morale che può salvare la democrazia nel mondo moderno.
LA SCUOLA ATTIVA DI J. DEWEY
Che cos’è la scuola per Dewey ?

Essa è innanzitutto una istituzione sociale; la scuola è quella forma di vita nella quale si concentrano tutti i mezzi che serviranno al fanciullo per fare uso delle sue potenzialità.


Il processo educativo ha due aspetti : uno psicologico, che consiste nell’estrinsecare le potenzialità individuali; l’altro sociale

che consiste nel preparare ed adattare l’individuo ai compiti che dovrà assolvere da adulto nella società.

Questi aspetti sono spesso in grave contrasto fra loro, ma tale contrasto si attenua e può scomparire se riflettiamo sul fatto che, la potenzialità di un individuo in sviluppo non hanno significato fuori da un ambiente sociale.

Dei due aspetti quello psicologico è sicuramente quello più importante perché affermare che la scuola deve essere vita piuttosto che preparazione alla vita, significa educare il fanciullo a conseguire l’impiego intero e pronto di tutte le sue capacità, (coll’avvento della democrazia e delle moderne condizioni industriali – scrive Dewey – è impossibile predire con precisione cosa sarà la civiltà di qui a vent’anni; è perciò impossibile preparare il fanciullo a un ordine preciso di condizioni.)



Prepararlo alla vita futura significa dargli la padronanza di se stesso, che il suo occhio il suo orecchio e la sua mano possano essere pronti strumenti di comando.

Perciò la scuola stessa deve realizzarsi come forma di vita di comunità in cui sono concentrati tutti i mezzi che serviranno efficacemente a rendere il fanciullo partecipe dei beni ereditati dalla società .

La scuola secondo Dewey deve rappresentare la vita attuale , una vita altrettanto reale e vitale per il fanciullo di quella che egli conduce a casa, nel vicinato.

L’attività scolastica deve prendere avvio dalla esperienze sociali dell’allievo e non dalle materie di studio.

Prima della cultura formalizzata e dei simboli, devono trovare posto nella scuola , l’azione e l’esperienza vissuta direttamente.

Questa è per Dewey la definizione di scuola attiva o , per meglio dire, scuola progressiva.

Progressiva nel senso che deve porre il discente di fronte a situazioni o problematiche reali, se si vuole sollecitare il risveglio e l’impiego del metodo scientifico, il quale è nell’alunno innato.

La pedagogia tradizionale può essere definita nozionistica e mnemonica intesa come assimilazione di valori preesistenti.

Per il nostro autore, la pedagogia deve fare leva sull’interesse il quale è alla base del pensiero e dell’azione.

Per Dewey , occorre che l’insegnamento si basi su interessi reali, ma l’interesse non è un dato, non è qualcosa di fisso e statico, l’interesse è legato all’attività che muta e si evolve.

Nella scuola progressiva di Dewey l’educatore quindi si dovrà fare carico di compiti nuovi e più delicati.

Egli dovrà tenere ben presente gli impulsi , la creatività , la spontaneità ed i bisogni dei discenti , ma dovrà anche fare in modo di promuovere e sostenere la socializzazione e la crescita culturale e cioè favorire il progredire plurilaterale di tutto e di tutti

Ecco l’importanza del metodo attivo , che attraverso l’educazione progressiva cercherà la partecipazione attiva dell’alunno, il suo coinvolgimento, lo sviluppo in lui di interessi reali concreti, lo sviluppo della sua creativita’, potenziare il suo fattore motivante (motivazioni intrinseche), quindi la partecipazione dell’allievo al processo formativo.

Questa è la tesi centrale di un breve scritto del 1897 intitolato

“ Il mio credo pedagogico” , in cui Dewey espone i capisaldi delle sue idee educative in forma rapida e concisa.




COS’E’ LA DEMOCRAZIA PER J. DEWEY ?



L’unico valore al quale ci si debba uniformare e’ la democrazia, intesa non come valore assoluto, ma come valore imprescindibile per la crescita della societa’; insomma senza democrazia non vi puo’ essere partecipazione, non vi può essere crescita della societa’ ma solo uniformità di atteggiamenti quindi meccanicità e automatismo. Fortunatamente la società si evolve, cresce, matura, abbatte i muri e adatta le sue regole in maniera democratica in base alle esigenze delle componenti che comunicano fra loro. E’ un convinto sostenitore della superiorita’ della democrazia su ogni altra forma di organizzazione sociale e politica: solo la democrazia garantisce la piena liberta’ di discussione, la partecipazione di tutti i cittadini alla formazione dei valori, delle regole e delle decisioni. L’ educazione e il comformismo sociale, come Dewey ci dice, potrebbe fungere da freni all’ evoluzione della societa’, solo la democrazia e quindi la partecipazione attiva dell’ individuo provocano la sua evoluzione.

PROFILO DI J. BRUNER

Nasce il 1° ottobre 1915 a New York, consegue il dottorato in psicologia all’Università di Harvard nel 1941, dove dal 1965 e’ professore di psicologia. I primi studi, durante la seconda guerra mondiale, vennero condotti sulla psicologia sociale dei comportamenti di gruppo, sulla propaganda, sui pregiudizi e sugli atteggiamenti dell’opinione pubblica americana di fronte ai problemi della guerra e del dopoguerra, contemporanee e successive sono state le ricerche sul processo percettivo e

sull’influenza dei fattori sociali. Bruner in opposizione ai comportamentisti diede inizio ad un nuovo indirizzo noto come “new look percetion” che sosteneva tra l’altro, la continuità tra l’attività percettiva e quella concettuale. Il 1959 costituisce l’anno della svolta verso i problemi educativi, pedagogici e scolastici. In quell’anno, promossa dall’accademia nazionale delle scienze, si tenne a Woods Hole una conferenza sull’Educazione, dove Bruner partecipo’ attivamente, tesa a migliorare e rendere piu’ efficiente i programmi scolastici e i metodi di insegnamento. I risultati furono raccolti in un opera “Dopo Dewey”(1961), con questa pubblicazione Bruner anticipa il suo programma pedagogico, nel confronto con l’ottimismo di Dewey. La revisione bruneriana puo’ essere cosi’ schematizzata:


  1. L’istruzione non e’ solo partecipazione alla cultura, ma anche sviluppo dei processi cognitivi;

  2. L’adattamento alla societa’ deve essere sostituito da una formazione per la competenza e l’eccellenza individuale: la scuola rappresenta una discontinuita’ rispetto alla vita sociale;

  3. Il centro dei programmi d’insegnamento e’ dato dalle idee organizzatrici del sapere;

  4. L’istruzione deve porre il suo accento sulla struttura della conoscenza e sulla economicita’ dell’apprendere;

  5. La scuola e’ il fondamento del progresso e della riforma sociale, ma deve aggiornarsi per continuare ad esserlo.

Durante gli anni ’60 Bruner ha sviluppato studi e ricerche sui processi di apprendimento, sui programmi e sui curricoli scolastici. Le idee sviluppate da Bruner in quel periodo sui processi di apprendimento e d’insegnamento, sui contenuti dell’insegnamento e la struttura dei programmi scolastici, su modi e gli strumenti dell’insegnamento, ebbero grande diffusione nel mondo; anche nel nostro Paese le idee di Bruner costituirono un punto di riferimento costante per la revisione dei programmi di studio dei metodi di insegnamento.

Bruner: strutture e competenze nella scuola


I capisaldi del pensiero bruneriano riguardano l’integrazione dell’Attivismo mediante la programmazione dell’apprendimento attraverso la categoria della struttura.

La struttura permette di rendere più semplice l’informazione, di mantenere con maggiore agilità quanto acquisito e di trasferirlo in altri contesti .

Istruire” significa “insegnare a partecipare al processo che rende possibile la formazione della conoscenza”.

La struttura della conoscenza assimilata regola il modo in cui vengono trattate le nuove conoscenze.

L’insegnante mira alla produzione divergente; l’esperienza ha luogo attraverso la creazione di situazioni problematiche a cui il bambino deve rispondere attraverso un processo di ricerca e scoperta (discovery learning) .

Occorre abituare il bambino a porsi problematiche di fronte alla realtà e a mettere in atto concrete strategie di soluzione di un problema. Sono utilizzate strutture che coinvolgono i diversi campi della conoscenza.

L’allievo attraverso la sua ricerca delle strutture potenzia l’autonomia della sua cultura personale valorizzando la tecnica dell’apprendimento per problemi.

Di conseguenza si può insegnare tutto a tutti, nel senso che qualsiasi argomento di studio può essere presentato in ogni età ai fanciulli, a condizione che le relative strutture concettuali siano presentate in un linguaggio conforme al grado di sviluppo psicologico degli allievi.

L’ideale è che il bambino incontri, nelle varie fasi della sua età evolutiva, le stesse strutture concettuali adeguate ai diversi livelli di sviluppo.

E’ questo il famoso principio dell’insegnamento a spirale, per cui la scuola traduce il contenuto dell’istruzione in forme di pensiero adatto all’età.

Quindi perché l’apprendimento sia efficace, Bruner ritiene che debba essere orientato verso la ricerca delle “strutture” ottimali della conoscenza;

in ambito scolastico l’obiettivo si persegue: semplificando le informazioni e legando fra loro le informazioni in insiemi maneggevoli.
I contenuti sono necessari se:


  • semplificano la disciplina (se sono significativi e rappresentativi).

  • Possono produrre nuova conoscenza (se sono generatori di altro sapere).

  • Sono presentati secondo un ordine specifico (secondo ciò che potrebbe essere definita coerenza logica della disciplina che attraversa la fase attiva (mediante l’azione ,come sciare….), quella iconica (tramite la mediazione delle immagini) e quella simbolica (per mezzo dei sistemi di simboli, quindi linguaggio)

Quindi il curricolo a spirale si avvale delle diverse forme di rappresentazione utilizzando di volta in volta quella che appare più adeguata a comunicare i contenuti all’allievo. I contenuti devono far leva sugli interessi degli alunni; a tale scopo non è verosimile che l’interesse sia sempre spontaneo e disponibile:

l’insegnante opererà in maniera da attivare l’interesse, mantenerlo per il tempo necessario a concludere l’attività, e dirigerlo verso l’obiettivo prefissato .

Ultimo elemento da evidenziare secondo Bruner è il “rinforzo”.

Lui ritiene che si debba procedere dalla ricompensa estrinseca (lode/punizione) alla ricompensa intrinseca (l’autogratificazione).




BRUNER: L’istruzione come nuova sfida pedagogica

Secondo Bruner l’istruzione e’ un processo di invenzione continua.

Non si possono preparare curricoli da utilizzare, identici, negli anni a venire.

Cambiano gli alunni, i docenti, il quadro sociale, le condizioni economiche, le risorse dell’istruzione.

Cambia, soprattutto, il quadro dei progressi tecnologici scientifici.

Per, questo, l’educazione è sempre alla frontiera, attenta ai cambiamenti e flessibile nella programmazione.

Anche la valutazione deve subire una profonda trasformazione, e venire intesa come un accertamento che permetto il controllo degli obiettivi raggiunti, quindi, un eventuale riorientamento del lavoro e una modifica di eventuali scelte.

L’interazione tra docente e alunno, tra classe e istituto, tra scuola e società, trova in Bruner una nuova, più profonda formulazione, attraverso la programmazione didattica, nella quale docenti e allievi scoprono di lavorare insieme nel processo di trasmissione e di elaborazione della cultura.


AUSILI DIDATTICI

UTILIZZATI


DURANTE IL SEMINARIO:

ALCUNE OPERE DI J. DEWEY (1859 – 1952)

ARGOMENTO PEDAGOGICO:


IL MIO CREDO PEDAGOGICO (1897)
SCUOLA E SOCIETA’ (1899)


COME NOI PENSIAMO (1910)

DI CONTENUTO PIU’ STRETTAMENTE FILOSOFICO SONO LE OPERE DELLA TARDA MATURITA’:


DEMOCRAZIA ED EDUCAZIONE (1916)
NATURA E CONDOTTA DELL’UOMO (1922)
ESPERIENZA E NATURA (1925)
LA RICERCA DELLA CERTEZZA (1930)
ESPERIENZA ED EDUCAZIONE (1938)
LOGICA E TEORIA DELL’ INDAGINE (1938)

PROCESSO EDUCATIVO





ASPETTO ASPETTO

PSICOLOGICO SOCIALE




ESTRINSECARE LE PREPARARE ED ADATTARE

POTENZIALITA’


INDIVIDUALI L’INDIVIDUO AI COMPITI

CHE DOVRA’ ASSOLVERE

NELLA SOCIETA’





AMBIENTE SOCIALE




PROCESSO DI SOCIALIZZAZIONE

METODO ATTIVO

DI J. DEWEY





EDUCAZIONE PROGRESSIVA




PARTECIPAZIONE


ATTIVA DELL’ALUNNO


COINVOLGIMENTO




POTENZIARE IL FATTORE MOTIVANTE

(MOTIVAZIONI INTRINSECHE)



SVILUPPO DI INTERESSI REALI – CONCRETI



SVILUPPO DELLA CREATIVITA’




PARTECIPAZIONE DELL’ALLIEVO AL PROCESSO FORMATIVO






APPRENDIMENTO

L’ISTRUZIONE COME NUOVA SFIDA PEDAGOGICA



NO CURRICOLI IDENTICI NEGLI ANNI A VENIRE
CAMBIANO : GLI ALUNNI , I DOCENTI ,

IL QUADRO SOCIALE

LE RISORSE DELL’ ISTRUZIONE

I PROGRESSI TECNOLOGICI E

SCIENTIFICI

LEDUCAZIONE E’ SEMPRE ALLA FRONTIERA

( ATTENTA AI CAMBIAMENTI E FLESSIBILE NELLA PROGAMMAZIONE )

ACCERTAMENTO CHE PERMETTE

VALUTAZIONE IL CONTROLLO DEGLI OBIETTIVI

RAGGIUNTI




EVENTUALE RIORIENTAMENTO

DEL LAVORO
DOCENTE E ALUNNO

ATTRAVERSO

LAINTERAZIONE TRA CLASSE E ISTITUTO PROGRAMMAZIONE

DIDATTICA

SCUOLA SOCIETA’


MATURAZIONE CONOSCITIVA



No Si



Adattamento alle esigenze sociali

Valorizzazione degli impulsi e delle attitudini individuali in direzione sociale

Individuo – Società Esperienze Familiari – Sociali





INTERAZIONE CONTINUITA’




EDUCAZIONE – SPIRITO SCIENTIFICO – DEMOCRAZIA

Esperienza Riflessione Apertura



STRUTTURA


Rende più semplice l’informazione




Permette di mantenere con maggiore agilità quanto acquisito






E trasferirlo in altri contesti

INSEGNANTE

Crea situazioni problematiche

al bambino

Risponde attraverso un processo di ricerca e scoperta (discovery learning)





Esperienza


SEMINARIO

LA SCUOLA ATTIVA J. DEWEY (1859 – 1952)

E

L’EDUCAZIONE COME SFIDA PEDOGOGICA DI


J.BRUNER (1915)


BIBLIOGRAFIA



CD-ROM ( A CURA DI Ferdinando DUBLA ) “CORSO MULTIMEDIALE DI METODOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE FORMATIVA”, VERSIONE 6.0, NUOVA EDITRICE ORIENTE, 2002



Ferdinando DUBLA, DISPENSA DI METODOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE FORMATIVA, MARISCUOLA TA, GIUGNO 2002
N. ABBAGNANO – A. VISALBERGHI, LINEE DI STORIA DELLA PEDAGOGIA, VOL. 3 , PARAVIA, 1977
RENATO FABIETTI, PERCORSI FILOSOFICI DELL’ OCCIDENTE, VOL. 3 A.P.E. MURSIA, 1992
A. SANTONI RUGIU, STORIA DELL’ EDUCAZIONE , PRINCIPATO EDITORE, MILANO 1987
ALFREDO DOLCI, FILOSOFIA E CRITICA, VOL.3 , TREVISO EDITORE , MILANO

ENCICLOPEDIA MICROSOFT ENCARTA 1999



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2002


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