Página principal

Giovedì della II settimana di Avvento Beata Vergine Maria di Loreto


Descargar 96.75 Kb.
Fecha de conversión18.07.2016
Tamaño96.75 Kb.
10. 12. 2009
Djweps di e Di Dos Siman di Atvènt

Dispensámi, aworakí mi no tin e teksto na Papiamentu!


10. 12. 2009
Giovedì della II settimana di Avvento


Beata Vergine Maria di Loreto

 

Il Santuario della Santa Casa si trova a Loreto (AN): è un luogo popolare di pellegrinaggio dove i cattolici venerano la Vergine Lauretana. È il più importante santuario mariano d’Italia; al suo interno è custodita la Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione devozionale, la Vergine Maria ricevette l’Annunciazione.



 

Papa Giovanni Paolo II, riferendosi alla Santa Casa di Loreto, fece la seguente riflessione : « Quello Lauretano è un Santuario mirabile. In esso è inscritta la trentennale esperienza di condivisione, che Gesù fece con Maria e Giuseppe. Attraverso questo mistero umano e divino, nella casa di Nazaret è come inscritta la storia di tutti gli uomini, poiché ogni uomo è legato ad una “casa”, dove nasce, lavora, riposa, incontra gli altri e la storia di ogni uomo, è segnata in modo particolare da una casa: la casa della sua infanzia, dei suoi primi passi nella vita. Ed è eloquente ed importante per tutti che quest’Uomo unico e singolare, che è il Figlio unigenito di Dio, abbia pure voluto legare la sua storia ad una casa, quella di Nazaret, che secondo il racconto evangelico, ospitò Gesù di Nazaret lungo l’intero arco della sua infanzia, adolescenza e giovinezza, cioè della sua misteriosa maturazione umana […]. La casa del Figlio dell’uomo è dunque la casa universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa […].»        

 

La "Casa della Madonna" era formata da tre pareti addossate ad una grotta scavata nella roccia (che si trova nella Basilica dell'Annunciazione a Nazaret). La tradizione popolare racconta che nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre del 1294 le pietre della casa di Nazaret vennero trasportate in volo dagli angeli. In realtà, alcuni studi, e dei documenti ritrovati, hanno confermato che il trasporto avvenne per mare su navi crociate. Infatti, dopo la cacciata dei cristiani dalla Terra santa  da parte dei musulmani, un esponente della famiglia Angeli, regnanti dell'Epiro (regione della Grecia nord-occidentale), si interessò di salvare la Santa Casa dalla sicura rovina, che fu, dunque, trasportata prima a Tersatto (odierna Croazia), nel 1291, e poi a Loreto il 10 dicembre 1294.



 

Fin dall’inizio del Trecento fu già meta di pellegrinaggio anche per quanti, prendendo la strada costiera, erano diretti a S. Michele al Gargano oppure in Terrasanta; il flusso nei secoli XV e XVI diventò enorme fino ad indurre, nel 1520, Pp Leone X ad equiparare il voto dei pellegrini del Santuario di Loreto a quello di Gerusalemme che, già man mano, Loreto aveva sostituito nelle punte dei grandi pellegrinaggi penitenziali, che vedevano Roma, Santiago di Compostela, Gerusalemme.

Il prodigio eclatante della traslazione della Santa Casa attirò anche, a partire dal secolo XV, la peregrinazione di re e regine, principi, cardinali e papi, che lasciarono doni o ex voto per grazie ricevute; a loro si aggiunsero, successivamente, condottieri, poeti, scrittori, inventori, fondatori di Ordini religiosi, filosofi, artisti e oltre 200 futuri santi e beati.

 

Gli studi effettuati sulle pietre della Santa Casa ne confermano l'origine palestinese, esse sono lavorate secondo la tecnica usata dai Nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, molto usata anche in Palestina. Sulle pietre vi sono numerosi graffiti simili a quelli giudeo-cristiani del II-V secolo ritrovati in Terra Santa, in particolare a Nazaret. Il santuario fu costruito per proteggere la Santa Casa, su iniziativa del vescovo di Recanati Nicolò delle Aste, nel 1469 e fu concluso nel 1587.



 

L’interno attuale del Santuario è a croce latina a tre navate, ospita sotto la grande cupola la Santa Casa, letteralmente coperta da un rivestimento marmoreo, arricchito da statue e bassorilievi raffiguranti sibille e profeti e narranti otto storie della vita di Maria, oltre a rilievi bronzei narranti alcuni episodi della vita di Gesù.

Il campanile fu disegnato da Luigi Vanvitelli e fu costruito nel 1755. Il battistero in bronzo di Tiburzio Vergelli si trova nella navata sinistra. Sulla volta vi sono dipinti del Pomarancio. Sotto la cupola, opera di Giuliano da Sangallo e con la decorazione rinnovata in occasione dei restauri del Sacconi dal romano Virginio Monti, si trova la Santa Casa.

 

All'interno della Santa Casa si trova la statua della Vergine Lauretana, scolpita su legno di un cedro del Libano dei Giardini Vaticani, che sostituisce quella del sec. XIV andata distrutta in un incendio scoppiato nella Santa Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani. Fin dal secolo XVI è rivestita di un manto, detto "dalmatica".



Il rivestimento marmoreo, all'esterno, è stato progettato da Donato Bramante. Le ultime opere che corredano l'interno della Basilica sono l'altare maggiore ed il pulpito, ricavati da due monoliti di marmo di Carrara in occasione dell'Anno Santo 2000, opere dello scultore lombardo Floriano Bodini.

 

Fra le cappelle e le sacrestie, meritano particolare attenzione le seguenti: la Sacrestia di S. Giovanni o del Signorelli per gli affreschi di Luca Signorelli, e l'ancor più famosa Sacrestia di San Marco o del Melozzo per i meravigliosi affreschi, recentemente restaurati, di Melozzo da Forlì : desta meraviglia la capacità di questo pittore di produrre effetti "tridimensionali", da vero maestro della prospettiva, nonché la Cappella dei Duchi d'Urbino, unica salvatasi con il suo apparato secentesco dai profondi restauri, a cui fu sottoposta la Basilica a cavallo dei secoli XIX e XX, ad opera dell'architetto Giuseppe Sacconi.



 

Infine, la chiesa della Santa Casa possiede un concerto di 8 campane in reb3 Pasqualini di Fermo più un campanone di grandissime dimensioni chiamato Loreta fuso da Bernardo da Rimini del peso di più di 7 tonnellate; questo suona solo la notte tra il 9 ed il 10 dicembre e il 10 insieme alle altre 8 prima della messa.

 

Oltre 50 papi si sono recati in pellegrinaggio a Loreto e sempre è stata grande la loro devozione. Alla Vergine si rivolsero i papi Pio II e Paolo II per guarire miracolosamente dalle loro gravi malattie; papa Benedetto XV (1914-1922), in considerazione della traslazione della Santa Casa, dalla Palestina a Loreto, la proclamò patrona degli aviatori.



 

Loreto è considerata la Lourdes italiana e tanti pellegrinaggi di malati vengono organizzati ogni anno, con cerimonie collettive come quelle di Lourdes.  C’è da ricordare, infine, le Litanie Lauretane che dal XII secolo sono divenute una vera e propria orazione alla Vergine, incentrata sui titoli che in ogni tempo le sono stati tributati, anche con riferimenti biblici. Le Litanie Lauretane sostituirono nella cristianità, quelle denominate “veneziane” (in uso nella basilica di S. Marco e originarie di Aquileia) e quelle “deprecatorie” (ossia di supplica, originarie della Germania).


Libro di Isaia 41,13-20.
Poiché io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra e ti dico: "Non temere, io ti vengo in aiuto".
Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele; io vengo in tuo aiuto - oracolo del Signore - tuo redentore è il Santo di Israele.
Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova, munita di molte punte; tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula.
Li vaglierai e il vento li porterà via, il turbine li disperderà. Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo di Israele.
I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n'è, la loro lingua è riarsa per la sete; io, il Signore, li ascolterò; io, Dio di Israele, non li abbandonerò.
Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d'acqua, la terra arida in sorgenti.
Pianterò cedri nel deserto, acacie, mirti e ulivi; porrò nella steppa cipressi, olmi insieme con abeti;
perché vedano e sappiano, considerino e comprendano a un tempo che questo ha fatto la mano del Signore, lo ha creato il Santo di Israele.

Salmi 145,1.9.10-11.12-13.
Lodi. Di Davide. O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli, il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,11-15.
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.
La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni.
E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire.
Chi ha orecchi intenda.

Meditazione del giorno


San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelia per l'Avvento n°20

«Il Regno dei cieli soffre violenza

e i violenti se ne impadroniscono»

     Giovanni ci richiama a grandi opere con le parole: « Fate frutti degni di penitenza », e ancora: « Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha ; e chi ha del cibo faccia altrettanto (Lc 3,8.11). Si può ormai capire che cosa voglia dire la Verità, quando dice : « Dai giorni del Battista a oggi il regno dei cieli è esposto alla violenza, e i violenti lo conquistano ». E queste parole di divina sapienza devono essere studiate. Come può subir violenza il regno dei cieli? Chi può farla questa violenza? E se il regno dei cieli può essere esposto alla violenza, perché lo è solo dal tempo del Battista e non da prima?

L'antica Legge... potiva colpire chiunque con la sua severità, ma non risuscitava nessuno attraverso la penitenza. Poiché però Giovanni Battista, precorrendo la grazia del Redentore, predica la penitenza affinché il peccatore, morto per la colpa, riviva attraverso la conversione, si capisce perché il regno dei cieli sia esposto alla violenza solo a partire da Giovanni Battista. Che cosa è poi il regno dei cieli se non la dimora dei giusti? Sono i giusti che hanno diritto al premio eterno; sono i miti, gli umili, i casti, i misericordiosi che entrano nella gioia celeste. Sicché quando un superbo, un dissoluto, un iracondo, un empio o crudele fa penitenza, riceve la vita eterna ed entra anch'esso in quel mondo precedentemente a lui estraneo. Così, dal tempo del Battista il regno dei cieli è esposto alla violenza e i violenti lo conquistano, perché colui che chiamò i peccatori alla penitenza, che altro fece se non insegnare a forzare il regno dei cieli?

        Fratelli carissimi... riflettiamo anche noi su tutto il male che abbiamo fatto : impadroniamoci dell'eredità dei giusti attraverso la penitenza. Il Signore vuole accettare questa violenza da parte nostra : Egli vuole che ci impadroniamo in tal modo del Regno che non ci era dovuto in base ai nostri meriti.



10. 12. 2009
Donderdag in de tweede week van de Advent


H. Maagd Maria van Loreto

Maria's huis in Loreto, herdacht door de Dochters der Wijsheid en de montfortanen.

Translatie. Volgens de legende droeg een engel het huis van Maria en Jozef via Dalmatië op 7 september 1295 naar Loreto (bij Ancona). Deze overbrenging viel samen met de definitieve inname door de moslims van het Heilige Land. Het werd een beroemd bedevaartsoord waar de Santa Casa en het beeld van Maria met kind werden vereerd. Afgeschaft door paus Pius X en door Benedictus XV in 1916 weer ingevoerd.

Patr. van Loreto, van de automobilisten, piloten en vliegtuigreizigers.



Lezing uit het boek Isaïas 41,13-20.
Want Ik ben Jahweh, uw God, Ik houd u vast bij de rechterhand; Ik zeg u: Wees niet bang, Ik zal u helpen!
Wees niet angstig, wormpje van Jakob, Israël, mijn kindje; Ik ben uw helper, spreekt Jahweh, Ik uw verlosser, Israëls Heilige!
Zie, Ik maak een dorsslee van u, Nieuw geslepen, met scherpe punten: Bergen zult ge dorsen en pletten, En heuvels hakken tot kaf;
Ge zult ze wannen, en de wind waait ze weg, De stormwind zal ze verstrooien; Maar gij zult u in Jahweh verblijden, En in Israëls Heilige roemen!
De armen en ellendigen zoeken water, ze vinden het niet, En hun tong is verdroogd van de dorst. Ik. Jahweh, zal ze verhoren, Ze niet verlaten, Israëls God.
Op kale rotsen laat Ik stromen ontspringen, En bronnen te midden der krochten; Ik maak een vijver van de woestijn, Van het dorstige land een fontein.
Ik zal de steppe met ceders beplanten. Met acacia, oleaster, olijf; In de wildernis cypressen zetten, Naast platanen en dennen:
Opdat ze zien en erkennen, Het begrijpen en het verstaan, Dat de hand van Jahweh het doet, Israëls Heilige het wrocht!

Psalmen 145,1.9.10-11.12-13.
Een loflied van David. Ik wil U verheffen, mijn God en mijn Koning Uw Naam in eeuwigheid loven;
Goedertieren is Jahweh voor allen, Zijn barmhartigheid strekt zich over al zijn schepselen uit!"
Al uw werken zullen U loven, o Jahweh, En uw vromen zullen U prijzen;
Ze zullen de glorie van uw Koningschap roemen, En uw almacht verkonden:
Om de kinderen der mensen uw kracht te doen kennen, En de heerlijke glans van uw Rijk.
Uw Koningschap is een koningschap voor alle eeuwen, Uw heerschappij blijft van geslacht tot geslacht! Trouw is Jahweh in al zijn beloften, En in al zijn werken vol goedheid.

Heilig Evangelie van Jezus Christus volgens Mattheus 11,11-15.
Voorwaar, Ik zeg u: Onder de kinderen der vrouwen is er geen opgestaan, die groter was dan Johannes de Doper; toch is de kleinste in het rijk der hemelen groter dan hij.
Van de dagen van Johannes den Doper tot heden toe wordt het rijk der hemelen met geweld bestormd, en de bestormers nemen het weg.
Alle profeten en de Wet, tot Johannes toe, hebben het voorzegd;
en zo gij het wilt verstaan: hijzelf is de Elias, die komen moet.
Wie oren heeft om te horen, hij hore.

Overweging bij de lezing van vandaag:


H. Gregorius de Grote (ca 540-604), paus en Kerkleraar
Homilie 20 over de Evangeliën, § 14

"Het rijk der hemelen wordt met geweld bestormd,

en de bestormers nemen het weg"

      Johannes de Doper adviseert ons om grote dingen te vervullen : "Breng vruchten voort die een nieuw leven waardig zijn" en ook "Wie twee stel onderkleren heeft, moet delen met wie er geen heeft, en wie eten heeft moet hetzelfde doen" (Lc 3,8.11). Wordt dit niet duidelijk te kennen geven en door de Waarheid bevestigd: "Sinds de dagen van Johannes de Doper wordt het koninkrijk van de hemel met geweld bestormd en proberen sommigen er met geweld beslag op te leggen"? Die woorden komen van boven; wij moeten er met grote aandacht over mediteren. Wij moeten zoeken hoe het Koninkrijk der hemelen met geweld ingenomen kan worden. Wie kan de hemel geweld aan doen? En is het waar dat het Koninkrijk der hemelen zich door geweld in laat nemen, waarom is dat slechts waar sinds de tijd van Johannes de Doper en niet daarvoor?

      De oude Wet... sloeg de zondaars met strenge straffen, maar zonder ze naar het leven te leiden door de boetedoening. Maar Johannes de Doper die de genade van de Verlosser verkondigde, predikt de boetedoening opdat de zondaar, die dood is als gevolg van zijn zonde, zal leven als gevolg van zijn bekering: het is dus sindsdien waar dat het Koninkrijk der hemelen zich heeft geopend voor hen die het met geweld nemen. Wat is het Koninkrijk der hemelen, anders dan het verblijf van de rechtvaardigen?... Het zijn de nederigen, de zuiveren, de zachtmoedigen, de barmhartigen die komen tot de vreugden van boven. Maar wanneer de zondaars ... terugkeren van hun fouten door boetedoening, dan verkrijgen zij ook het eeuwige leven en gaan dat land wat hun vreemd was binnen. Zo.., door de boetedoening voor te schrijven aan de zondaars, heeft Johannes hen geleerd om het Koninkrijk der hemelen geweld aan te doen.

      Geliefde broeders en zusters, laten we al het kwaad dat we gedaan hebben overdenken en laten we erover wenen. Laten we ons het erfdeel van de rechtvaardigen in bezit nemen. De Almachtige wil dat geweld van ons aanvaarden; Hij wil dat wij door onze tranen het Koninkrijk innemen, dat wij niet door onze verdiensten gegeven werd.



10. 12. 2009
Jueves de la segunda semana de Adviento

Santa Eulalia,

Virgen y Mártir

Nació en Mérida, España, a fines del siglo III. A la edad de 13 años, al negarse a sacrificar a los dioses paganos y a renunciar a la fe cristiana, fue sometida a crueles tormentos y finalmente murió en la hoguera, el año 304.

Santa Eulalia fue llamada "ilustre mártir, gloria de la rica y popular ciudad de Mérida en Extremadura, honor de toda la Península Ibérica y alegría de la Iglesia Universal". Su cuerpo se conserva en la ciudad de Oviedo.

Oremos

Tú, Señor, que nos alegras hoy con la fiesta anual de Santa Eulalia, concédenos la ayuda de sus méritos, ya que has querido iluminarnos con el ejemplo de su virginidad y de su fortaleza. Por nuestro Señor Jesucristo, tu Hijo.

La Santa Casa de Loreto


Traslación de la Santa Casa de Loreto

A partir del siglo XVI, la "Santa Casa de Loreto" que se encuentra en la región italiana de la Marca de Ancona, ha sido un concurrido centro de peregrinación y una instancia de oración de famosos santos como San Francisco Javier, San Francisco de Borja, San Carlos Borroméo, San Luis Gonzaga, y muchos otros más, que dieron devoción de un santuario mariano muy amado en el occidente.

Pese a que la milagrosa traslación de la casa de Nazaret a Loreto no tiene ninguna prueba histórica, existen sólidas bases de esta devoción mariana. En 1470, una bula emitida por el Papa Pablo II, autorizaba la conmemoración de una imagen de la Santísima Virgen transportada por los ángeles a Loreto, dentro de un edificio sin cimientos, "milagrosamente fundado".

Hacia 1472, uno de los rectores del templo de Loreto relató sobre la forma en que la "Santa Casa de Nazaret" llegó a las cercanías de Fiume y después, a Loreto. De acuerdo con todos los relatos escritos, la bendita construcción debe haber llegado a las cercanías de Fiume en 1291 y a Loreto en 1294.

Causa extrañeza a los investigadores el absoluto silencio sobre el suceso a lo largo de los siglos XIV y XV, pero sobre todo, que en una bula con fecha de 1320, relacionada con Loreto, no se hable para nada de la traslación. Tampoco en oriente aparece mención alguna sobre la "Santa Casa de Narazet" antes del siglo VI.

Sin embargo, hay testimonios auténticos, que datan de los años 1193, 1194 y 1285, de que existía en Loreto una iglesia dedicada a Nuestra Señora. Es posible que los católicos servios que huían de la persecución a fines del siglo XIII, transportasen hasta Loreto, donde se refugiaron, una estatua de la Virgen María, y no se puede descartar la probabilidad de que ellos mismos construyesen para proteger a su imagen, una casa a la que pusieron el nombre de Nazaret, de la misma manera que, en nuestros días, se han construido en todas partes grutas de Lourdes.



Oremos 

Te pedimos, Señor, que la maternal intercesión de la Madre de tu Hijo, libre de los males del mundo y conduzca à los gozos de tu reino à los fieles que se alegran al saberse protegidos por la Virgen María. Por nuestro Señor Jesucristo, tu Hijo.


Beata Mary Mackillop

SYDNEY, jueves 10 de diciembre de 2009 -  Los obispos de Australia compartieron sus esperanzas en la canonización de la beata Mary MacKillop, prevista para el año que viene durante su sesión plenaria, celebrada en Sydney del 23 al 27 de noviembre.


Los prelados de la Conferencia Australiana de Obispos Católicos recibieron también la visita del presidente del Consejo Pontificio "Cor Unum", el cardenal Paul Cordes, que reflexionó con ellos sobre la misión caritativa de la Iglesia. Según un comunicado de la conferencia, "los obispos se comprometieron a trabajar [···] para garantizar que la canonización de la primera santa de Australia sea un momento de gracia para la Iglesia en Australia, destacando que representará una maravillosa oportunidad de captar con la comunidad lo que significa vivir una vida santa".

Mary MacKillop es la primera beata australiana y pronto será la primera santa. Generosa sierva de los pobres y de los analfabetos, fundó las Hermanas de San José. Nació de padres escoceses el 15 de enero de 1842 en Fitzroy, Victoria. Desde los 16 años ayudaba a su familia trabajando como institutriz en Penola.

Sor Mary conoció al padre Julian Tenison Woods, que necesitaba ayuda en su parroquia para impartir la instrucción religiosa a los niños. Después de algunas dificultades espirituales, en 1866, inspirada por el Espíritu Santo y alentada por el padre Woods, Mary abrió la primera Escuela de San José en un edificio en Penola, iniciando su misión para instruir a los niños pobres.

Poco a poco, muchas mujeres jóvenes se unieron a ella, y así nació la Congregación de las Hermanas de San José. A partir de 1867, cuando el Obispo de Adelaide le pidió que abriera una escuela en la ciudad, las religiosas se expandieron en Australia, Nueva Zelanda, luego en Perú, Brasil, Tailandia, Uganda. Sor Mary murió el 8 de agosto de 1909 en el convento de Mount Street, al Norte de Sydney, donde reposan sus restos.

Fue beatificada por Juan Pablo II el 19 de enero de 1995 en Sydney. Según la agencia Fides, la Congregación que ella fundó cuenta con más de 1.200 religiosas que trabajan en numerosas escuelas para huérfanos, niños de la calle, hijos de las comunidades aborígenes.

Benedicto XVI:

Ruperto de Deutz



CIUDAD DEL VATICANO, jueves 09 de diciembre de 2009

Catequesis del Papa Benedicto XVI  en el Aula Pablo VI.

 

Queridos hermanos y hermanas



hoy conoceremos a otro monje benedictino del siglo doce. Su nombre es Ruperto de Deutz, una ciudad cercana a Colonia, sede de un famoso monasterio. Ruperto mismo habla de su propia vida en una de sus obras más importantes, titulada La gloria y el honor del Hijo del hombre, que es un comentario parcial al Evangelio de Mateo. Aún niño, fue acogido como “oblato” en el monasterio benedictino de San Lorenzo en Lieja, según la costumbre de la época de confiar a uno de los hijos a la educación de los monjes, pretendiendo hacer un don a Dios. Ruperto amó siempre la vida monástica. Aprendió bien pronto la lengua latina para estudiar la Biblia y para gozar de las celebraciones litúrgicas. Se distinguió por su integrísima rectitud moral y por el fuerte apego a la Sede de san Pedro.

Su tiempo estuvo marcado por los enfrentamientos entre el Papado y el Imperio, a causa de la llamada “lucha de las investiduras”, con la que – como he señalado en otras catequesis – el Papado quería impedir que el nombramiento de los obispos y el ejercicio de su jurisdicción dependieran de las autoridades civiles, que estaban guiadas ante todo por motivaciones políticas y económicas, y no ciertamente pastorales. El obispo de Lieja, Otberto, se resistía a las directrices del Papa, y mandó al exilio a Berengario, abad del monasterio de San Lorenzo, precisamente por su fidelidad al Pontífice. En este monasterio vivía Ruperto, que no dudó en seguir a su abad al exilio, y sólo cuando el obispo Otberto volvió a entrar en comunión con el Papa volvió a Lieja y aceptó convertirse en sacerdote. Hasta aquel momento, de hecho, había evitado recibir la ordenación de un obispo en disensión con el Papa. Ruperto nos enseña que cuando surgen controversias en la Iglesia, la referencia al ministerio petrino garantiza la fidelidad a la sana doctrina y da serenidad y libertad interior. Tras la disputa con Otberto, tuvo que abandonar su monasterio dos veces más. En 1116 los adversarios querían incluso procesarle. Aunque absuelto de toda acusación, Ruperto prefirió dirigirse por un tiempo a Siegburg, pero dado que las polémicas no habían cesado cuando volvió al monasterio de Lieja, decidió establecerse definitivamente en Alemania. Nombrado abad de Deutz en 1120, permaneció allí hasta 1129, año de su muerte. Se alejó de allí sólo para una peregrinación a Roma, en 1124.

Escritor fecundo, Ruperto ha dejado numerosísimas obras, aún hoy de gran interés, también porque participó en varias importantes discusiones teológicas de su tiempo. Por ejemplo, intervino con determinación en la controversia eucarística, que en 1077 había llevado a la condena de Berengario de Tours. Este había dado una interpretación reduccionista de la presencia de Cristo en el Sacramento de la Eucaristía, definiendola como sólo simbólica. En el lenguaje de la Iglesia no había entrado aún el término “transustanciación”, pero Ruperto, utilizando a veces expresiones audaces, se hizo decidido defensor del realismo eucarístico y, sobre todo en una obra titulada De divinis officiis (Los oficios divinos), afirmó con decisión la continuidad entre el Cuerpo del Verbo encarnado de Cristo y el presente en las Especies eucarísticas del pan y del vino. Queridos hermanos y hermanas, me parece que en este punto debemos también pensar en nuestro tiempo; también hoy existe el peligro de redimensionar el realismo eucarístico, es decir, de considerar la Eucaristía casi como solo un rito de comunión, de socialización, olvidando muy fácilmente que en la Eucaristía está presente realmente Cristo resucitado - con su cuerpo resucitado – que se pone en nuestras manos para hacernos salir de nosotros mismos, incorporarnos a su cuerpo inmortal y guiarnos así a la vida nueva. ¡Ese gran misterio de que el Señor esta presente en toda su realidad en las especies eucarísticas es un misterio que hay que adorar y amar siempre de nuevo! Quisiera citar aquí las palabras del Catecismo de la Iglesia Católica que traerán en sí el fruto de la meditación de la fe y de la reflexión teológica de dos mil años: “Jesucristo está presente en la Eucaristía de modo único e incomparable. Está presente de hecho de modo cierto, real, sustancial: con su Cuerpo y su Sangre, con su Alma y su Divinidad. En ella está por tanto presente de forma sacramental, es decir, bajo las Especies eucarísticas del pan y del vino. Cristo todo entero: Dios y hombre” (CCC, 1374). También Ruperto contribuyó, con sus reflexiones, a esta precisa formulación.

Otra controversia, en la que el abad de Deutz se vio envuelto, tiene que ver con el tema de la conciliación de la bondad y la omnipotencia de Dios con la existencia del mal. Si Dios es omnipotente y bueno, ¿cómo se explica la realidad del mal? Ruperto reaccionó contra la postura asumida por los maestros de la escuela teológica de Laon, que con una serie de razonamientos filosóficos distinguían en la voluntad de Dios el “aprobar” y el “permitir”, concluyendo que Dios permite el mal sin aprobarlo y, por tanto, sin quererlo. Ruperto, en cambio, renuncia al uso de la filosofía, que considera inadecuada frente a un problema tan grande, y permanece sencillamente fiel a la narración bíblica. Parte de la bondad de Dios, de la verdad de que Dios es sumamente bueno y no puede sino querer el bien. Así identifica el origen del mal en el mismo hombre y en el uso equivocado de la libertad humana. Cuando Ruperto afronta este argumento, escribe páginas llenas de inspiración religiosa para alabar la misericordia infinita del Padre, la paciencia y la benevolencia de Dios hacia el hombre pecador.

Como otros teólogos del Medioevo, también Ruperto se preguntaba: ¿por qué el Verbo de Dios, el Hijo de Dios, se hizo hombre? Algunos, muchos, respondían explicando la encarnación del Verbo con la urgencia de reparar el pecado del hombre. Ruperto, en cambio, con una visión cristocéntrica de la historia de la salvación, ensancha la perspectiva, y en una obra suya titulada La glorificación de la Trinidad sostiene la postura de que la Encarnación, acontecimiento central de toda la historia, había sido prevista desde la eternidad, aún independientemente del pecado del hombre, para que toda la creación pudiese alabar a Dios Padre y amarlo como una única familia reunida en torno a Cristo, el Hijo de Dios. Él ve entonces en la mujer encinta del Apocalipsis toda la historia de la humanidad, que está orientada a Cristo, así como la concepción está orientada al parto, una perspectiva que ha sido desarrollada por otros pensadores y valorada también por la teología contemporánea, la cual afirma que toda la historia del hombre y de la humanidad es concepción orientada al parto de Cristo. Cristo está siempre en el centro de las explicaciones exegéticas proporcionadas por Ruperto en sus comentarios a los Libros de la Biblia, a los que se dedicó con gran diligencia y pasión. Encuentra así una unidad admirable en todos los acontecimientos de la historia de la salvación, desde la creación hasta la consumación final de los tiempos: “Toda la Escritura”, afirma, “es un solo libro, que tiende al mismo fin [el Verbo divino]; que viene de un solo Dios y que ha sido escrito por un solo Espíritu” (De glorificatione Trinitatis et processione Sancti Spiritus I,V, PL 169, 18).

En la interpretación de la Biblia, Ruperto no se limita a repetir la enseñanza de los Padres, sino que muestra su originalidad. Él, por ejemplo, es el primer escritor que ha identificado a la esposa del Cantar de los Cantares con María santísima. Así su comentario a este libro de la Escritura se revela como una especie de summa mariológica, en la que se presentan los privilegios y las excelentes virtudes de María. En uno de los pasajes más inspirados de su comentario escribe Ruperto: "Oh predilectísima entre las predilectas, Virgen de las vírgenes, ¿qué alaba en ti tu Hijo predilecto, que exalta el entero coro de los ángeles? Se alaban la sencillez, la pureza, la inocencia, la doctrina, el pudor, la humildad, la integridad de la mente y de la carne, es decir, la virginidad incorrupta" (In Canticum Canticorum 4,1-6, CCL 26, pp. 69-70). La interpretación mariana del Cantar de Ruperto es un feliz ejemplo de la sintonía entre liturgia y teología. De hecho, varios pasajes de este Libro bíblico eran ya usados en las celebraciones litúrgicas de las fiestas marianas.

Ruperto, además, procura insertar su doctrina mariológica en la eclesiológica. En otras palabras, él ve en María santísima la parte más santa de la Iglesia entera. De ahí que mi venerado predecesor, el papa Pablo VI, en el discurso de clausura de la tercera sesión del Concilio Vaticano II, proclamando solemnemente a María Madre de la Iglesia, citó precisamente una proposición tomada de las obras de Ruperto, que define a María como portio maxima, portio optima – la parte más excelsa, la parte mejor de la Iglesia (cfr In Apocalypsem 1.7, PL 169,1043).

Queridos amigos, de estas rápidas pinceladas nos damos cuenta de que Ruperto fue un teólogo fervoroso, dotado de gran profundidad. Como todos los representantes de la teología monástica, supo conjugar el estudio racional de los misterios de la fe con la oración y con la contemplación, considerada como la cumbre de todo conocimiento de Dios. Él mismo habla alguna vez de sus experiencias místicas, como cuando confía la inefable alegría de haber percibido la presencia del Señor: “En ese breve momento – afirma – experimenté qué verdadero es eso que él mismo dice: Aprended de mí que soy manso y humilde de corazón” (De gloria et honore Filii hominis. Super Matthaeum 12, PL 168, 1601). También nosotros podemos, cada uno de su propia forma, encontrar al Señor Jesús, que incesantemente acompaña nuestro camino, se hace presente en el pan eucarístico y en su Palabra para nuestra salvación.

Lecturas

Libro de Isaías 41,13-20.
Porque yo, el Señor, soy tu Dios, el que te sostengo de la mano derecha y te digo: "No temas, yo vengo en tu ayuda".
Tú eres un gusano, Jacob, eres una lombriz, Israel, pero no temas, yo vengo en tu ayuda -oráculo del Señor- y tu redentor es el Santo de Israel.
Yo te convertiré en una trilladora, afilada, nueva, de doble filo: trillarás las montañas y las pulverizarás, y dejarás las colinas como rastrojo.
Las aventarás y el viento se las llevará, y las dispersará la tormenta; y tú te alegrarás en el Señor, te gloriarás en el Santo de Israel.
Los pobres y los indigentes buscan agua en vano, su lengua está reseca por la sed. Pero yo, el Señor, les responderé, yo, el Dios de Israel, no los abandonaré.
Haré brotar ríos en las cumbres desiertas y manantiales en medio de los valles; convertiré el desierto en estanques, la tierra árida en vertientes de agua.
Pondré en el desierto cedros, acacias, mirtos y olivos silvestres; plantaré en la estepa cipreses, junto con olmos y pinos,
para que ellos vean y reconozcan, para que reflexionen y comprendan de una vez que la mano del Señor ha hecho esto, que el Santo de Israel lo ha creado.

Salmo 145,1.9.10-11.12-13.
Himno de David. Te alabaré, Dios mío, a ti, el único Rey, y bendeciré tu Nombre eternamente
el Señor es bueno con todos y tiene compasión de todas sus criaturas.
Que todas tus obras te den gracias, Señor, y tus fieles te bendigan;
que anuncien la gloria de tu reino y proclamen tu poder.
Así manifestarán a los hombres tu fuerza y el glorioso esplendor de tu reino :
tu reino es un reino eterno, y tu dominio permanece para siempre. El Señor es fiel en todas sus palabras y bondadoso en todas sus acciones.

Evangelio según San Mateo 11,11-15.
Les aseguro que no ha nacido ningún hombre más grande que Juan el Bautista; y sin embargo, el más pequeño en el Reino de los Cielos es más grande que él.
Desde la época de Juan el Bautista hasta ahora, el Reino de los Cielos es combatido violentamente, y los violentos intentan arrebatarlo.
Porque todos los Profetas, lo mismo que la Ley, han profetizado hasta Juan.
Y si ustedes quieren creerme, él es aquel Elías que debe volver.
¡El que tenga oídos, que oiga!
Comentario del Evangelio por
San Gregorio Magno (hacia 540-604), papa y doctor de la Iglesia
Homilía 20 sobre los Evangelios, § 14

«El Reino de los cielos hace fuerza;

y los esforzados se apoderan de él»

     Juan Bautista nos recomienda cumplir cosas grandes: «Producid el fruto que la conversión pide», y también «El que tenga dos túnicas, que se las reparta con el que no tiene; y el que tengo comida, haga lo mismo» (Lc 3,8.11). ¿Acaso no es dar a conocer claramente con ello lo que afirma aquel que es la misma Verdad: «Desde los días de Juan el Bautista hasta ahora, el Reino de los cielos hace fuerza; y los esforzados se apoderan de él»? Estas palabras nos vienen de lo alto; debemos meditarlas con mucha atención. Es preciso buscar cómo el Reino de los cielos se puede tomar con fuerza. ¿Quién puede hacer violencia al cielo? Y si es verdad que el Reino de los cielos se toma esforzándonos, ¿por qué no es verdad hasta después de Juan Bautista y no antes?

     La Ley antigua... castigaba a los pecadores con penas rigurosas, pero sin reconducirlos a la vida por la penitencia. Pero Juan Bautista, anunciando la gracia del Redentor, predica la penitencia para que el pecador, muerto por haber pecado, viva a causa de su conversión: es verdad, pues, que desde entonces el Reino de los cielos está abierto a los esforzados. ¿Qué es el Reino de los cielos sino la mansión de los justos?... Son los humildes, los castos, los pacíficos, los misericordiosos los que alcanzan los gozos de lo alto. Pero cuando los pecadores se convierten de sus faltas por la penitencia, también ellos obtienen la vida eterna y entran en este país que les era extranjero. Así..., ordenando la penitencia a los pecadores, Juan les enseña a arrebatar el Reino de los cielos.

     Amados hermanos, reflexionemos, pues, todo el mal que hemos cometido y lloremos. Por la penitencia, arrebatemos la herencia de los justos. El Todopoderoso quiere aceptarnos esta violencia: quiere que, por nuestras lágrimas, arrebatemos el Reino que, por nuestros méritos, no nos era debido.


Contemplar el Evangelio de hoy


Día litúrgico: Jueves II de Adviento
Texto del Evangelio (Mt 11,11-15):

En aquel tiempo, dijo Jesús a las turbas: «En verdad os digo que no ha surgido entre los nacidos de mujer uno mayor que Juan el Bautista; sin embargo, el más pequeño en el Reino de los Cielos es mayor que él. Desde los días de Juan el Bautista hasta ahora, el Reino de los Cielos sufre violencia, y los atrevidos lo arrebatan. Pues todos los profetas, lo mismo que la Ley, hasta Juan profetizaron. Y, si queréis admitirlo, él es Elías, el que iba a venir. El que tenga oídos, que oiga».


Comentario: Rev. D. Ignasi FABREGAT i Torrents (Terrassa, Barcelona, España)

El Reino de los Cielos sufre violencia

y los atrevidos lo arrebatan

Hoy, el Evangelio nos habla de san Juan Bautista, el Precursor del Mesías, aquel que ha venido a preparar los caminos del Señor. También a nosotros nos acompañará desde hoy hasta el día dieciséis, día en el que acaba la primera parte del Adviento.

Juan es un hombre firme, que sabe lo que cuestan las cosas, es consciente de que hay que luchar para mejorar y para ser santo, y por eso Jesús exclama: «Desde los días de Juan el Bautista hasta ahora, el Reino de los Cielos sufre violencia, y los violentos lo arrebatan» (Mt 11,12). Los “violentos” son los que se hacen violencia a sí mismos: —¿Me esfuerzo para creerme que el Señor me ama? ¿Me sacrifico para ser “pequeño”? ¿Me esfuerzo para ser consciente y vivir como un hijo del Padre?

Santa Teresita de Lisieux se refiere también a estas palabras de Jesús diciendo algo que nos puede ayudar en nuestra conversación personal e íntima con Jesús: «Eres tú, ¡oh Pobreza!, mi primer sacrificio, te acompañaré hasta que me muera. Sé que el atleta, una vez en el estadio, de desprende de todo para correr. ¡Saboread, mundanos, vuestra angustia y pena, y los frutos amargos de vuestra vanidad; yo, feliz, obtendré de la pobreza las palmas del triunfo». —Y yo, ¿por qué me quejo enseguida cuando noto que me falta alguna cosa que considero necesaria? ¡Ojalá que en todos los aspectos de mi vida lo viera todo tan claro como la Doctora!

De un modo enigmático Jesús nos dice también hoy: «Juan es Elías (...). El que tenga oídos que oiga» (Mt 11,14-15). ¿Qué quiere decir? Quiere aclararnos que Juan era verdaderamente su precursor, el que llevó a término la misma misión que Elías, conforme a la creencia que existía en aquel entonces de que el profeta Elías tenía que volver antes que el Mesías.

10. 12. 2009
Thursday of the Second week of Advent



SAINT EULALIA
Virgin and Martyr
(+ 304)

        St. Eulalia was a native of Merida, in Spain. She was but twelve years old when the bloody edicts of Diocletian were issued. Eulalia presented herself before the cruel judge Dacianus, and reproached him for attempting to destroy souls by compelling them to renounce the only true God.



        The governor commanded her to be seized, and at first tried to win her over by flattery, but failing in this, he had recourse to threats, and caused the most dreadful instruments of torture to be placed before her eyes, saying to her: "All this you shall escape if you will but touch a little salt and frankincense with the tip of your finger." Provoked at these seducing flatteries, our Saint threw down the idol, and trampled upon the cake which was laid for the sacrifice. At the judge's order, two executioners tore her tender sides with iron hooks, so as to leave the very bones bare. Next lighted torches were applied to her breasts and sides; under which torment, instead of groans, nothing was heard from her mouth but thanksgivings. The fire at length catching her hair, surrounded her head and face, and the Saint was stifled by the smoke and flame.

Book of Isaiah 41:13-20.
For I am the LORD, your God, who grasp your right hand; It is I who say to you, "Fear not, I will help you."
Fear not, O worm Jacob, O maggot Israel; I will help you, says the LORD; your redeemer is the Holy One of Israel.
I will make of you a threshing sledge, sharp, new, and double-edged, To thresh the mountains and crush them, to make the hills like chaff.
When you winnow them, the wind shall carry them off and the storm shall scatter them. But you shall rejoice in the LORD, and glory in the Holy One of Israel.
The afflicted and the needy seek water in vain, their tongues are parched with thirst. I, the LORD, will answer them; I, the God of Israel, will not forsake them.
I will open up rivers on the bare heights, and fountains in the broad valleys; I will turn the desert into a marshland, and the dry ground into springs of water.
I will plant in the desert the cedar, acacia, myrtle, and olive; I will set in the wasteland the cypress, together with the plane tree and the pine,
That all may see and know, observe and understand, That the hand of the LORD has done this, the Holy One of Israel has created it.

Psalms 145:1.9.10-11.12-13.
Praise. Of David. I will extol you, my God and king; I will bless your name forever.
The LORD is good to all, compassionate to every creature.
All your works give you thanks, O LORD and your faithful bless you.
They speak of the glory of your reign and tell of your great works,
Making known to all your power, the glorious splendor of your rule.
Your reign is a reign for all ages, your dominion for all generations. The LORD is trustworthy in every word, and faithful in every work.

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Matthew 11:11-15.
Amen, I say to you, among those born of women there has been none greater than John the Baptist; yet the least in the kingdom of heaven is greater than he.
From the days of John the Baptist until now, the kingdom of heaven suffers violence, and the violent are taking it by force.
All the prophets and the law prophesied up to the time of John.
And if you are willing to accept it, he is Elijah, the one who is to come.
Whoever has ears ought to hear.
Commentary of the day
Saint Gregory the Great (c.540-604), Pope, Doctor of the Church
Homily 20 on the Gospels, § 14 (©Cistercian Fathers)

"The kingdom of heaven suffers violence,

and the violent are taking it by force"

      John the Baptist counsels us to perform great works, telling us: «Bring forth fruits worthy of repentance,» and, «He who has two tunics should share with one who has none, and he who has food should do likewise» (Lk 3,8.11). Is it not now evident what Truth means by saying: «From the days of John the Baptist until now the kingdom of heaven suffers violence, and the violent take it by force»? We must examine these divine words very thoroughly. We must ask how the kingdom of heaven can suffer violence? Who inflicts violence in heaven? And we must also ask why, if the kingdom of heaven can suffer violence, it has endured violence from the days of John the Baptist, but not earlier?

The old Law... as a punishment has struck all sinners, but has not restored them to life through repentance. When John the Baptist became forerunner of our Redeemer's grace, preaching repentance so that a sinner who was dead as a result of his sin might live by being converted, truly from his days the kingdom of heaven has suffered violence. What is the kingdom of heaven but the abode of the righteous?... The humble, the pure, the meek and the merciful reach the joys on high. But when anyone... after sinning turns to repentance, it is as if the sinner is entering a foreign place. And so... in proclaiming repentance to sinners, John teaches them to do violence to the kingdom of heaven.

Dearly beloved, let us think over the evils we have committed; let us give ourselves to continual sorrow. Let us seize by our repentance the inheritance of the righteous which we have not kept by our way of life. Almighty God desires to suffer this kind of violence from us. He desires us to seize by our tears the kingdom of heaven which is not owed us on our merits.


Contemplating today's Gospel



Liturgic day: Thursday 2nd of Advent
Gospel text (Mt 11:11-15):

Jesus said to the crowds, «No one greater than John the Baptist has come forward among the sons of women, and yet the least in the kingdom of heaven is greater than he. From the days of John the Baptist until now, the kingdom of heaven is something to be conquered and the unyielding seize it. Up to the time of John, there was only prophesy: all the prophets and the Law; and if you believe me, John is this Elijah, whose coming was predicted. Let anyone with ears listen!»


Comment: Fr. Ignasi FABREGAT i Torrents (Terrassa, Barcelona, Spain)

The kingdom of heaven is something to be conquered

and the unyielding seize it

Today, the Gospel speaks of John the Baptist, the Messiah's Precursor, he who has come to prepare the paths of the Lord. He will stay with us until the sixteenth day, when the first part of Advent comes to an end.

John is a resolute man, who is very aware of the value of things, who is conscious of the fact that struggle is necessary to improve and be holy. That's why Jesus says: «From the days of John the Baptist until now the kingdom of heaven is something to be conquered and the unyielding seize it» (Mt 11:12). The “unyielding” ones are those who are unyielding to themselves: Do I struggle to believe that the Lord loves me too? Do I sacrifice myself to “make myself small”? Do I make the effort to be conscious of the fact that I am my Father's son and live accordingly?

Saint Teresa de Lisieux refers to these words from Jesus saying something which can help us in our personal and intimate conversation with the Son of Man: «It is you, oh poverty!, my first sacrifice; I'll be together with you until I die! I know that the athlete, once at the stadium, rids himself of everything in order to run. You, worldly people, can savor the pity and anguish that come from the vanity of your bitter fruits; I, joyous, will get the prize of triumph from poverty». And me, why do I complain as soon as I sense that I lack something I consider necessary? I wish I could see things as clearly as Teresa in all aspects of my life!

In a very mysterious way, Jesus says to us today: «John is this Elijah, whose coming was predicted. Let anyone with ears listen!» (Mt 11:14-15). What does he mean? He wants to make it clear to us that John was his true forerunner, who carried out the same mission as Elijah, according to the belief, which people at that time had, that the prophet Elijah was supposed to come back before the Messiah.

10. 12. 2009
Le jeudi de la 2e semaine de l'Avent



Saint Thomas de Farfa (de Maurienne)
Abbé
(c. 650-c.720)

        Moine bénédictin, il se fit ermite après un pèlerinage en Terre Sainte.


Avec l'aide du Duc de Spolète, il restaura la célèbre abbaye italienne de Farfa.



Sainte Eulalie de Mérida
Vierge et Martyre
(+ 304)

        Ste. Eulalie avait environ 13 ans lorsqu'elle décida de se dénoncer au Tribunal de Calpurnius (Espagne). Elle fut condamnée à mort et mourut martyre, préférant la mort sur cette terre plutôt que renier Celui qui donne la Vie.



Livre d'Isaïe 41,13-20.
Je suis le Seigneur ton Dieu. Je te prends la main droite, et je te dis : « Ne crains pas, je viens à ton secours. »
Ne crains pas, Jacob, faible vermisseau, Israël, misérable mortel. Je viens à ton secours, déclare le Seigneur ; ton rédempteur, c'est le Dieu Saint d'Israël.
J'ai fait de toi une herse à broyer la paille, toute neuve, hérissée de pointes : tu vas briser les montagnes, les broyer, et réduire les collines en menue paille ;
tu les passeras au crible, le vent les emportera, un tourbillon les dispersera. Mais toi, tu mettras ta joie dans le Seigneur, ta fierté dans le Dieu Saint d'Israël.
Les petits et les pauvres cherchent de l'eau, et il n'y en a pas ; leur langue est desséchée par la soif. Moi, le Seigneur, je les exaucerai, moi, le Dieu d'Israël, je ne les abandonnerai pas.
Sur les hauteurs dénudées je ferai jaillir des fleuves, et des sources dans les ravins. Je changerai le désert en lac, et la terre aride en fontaines.
Je mettrai dans le désert le cèdre et l'acacia, le myrte et l'olivier ; je mettrai dans les terres incultes le cyprès, le pin et le mélèze,
afin que tous regardent et reconnaissent, afin que tous considèrent et découvrent que la main du Seigneur a fait tout cela, que le Dieu Saint d'Israël en est le créateur.

Psaume 145,1.9.10-11.12-13.
Je t'exalterai, mon Dieu, mon Roi, je bénirai ton nom toujours et à jamais !
la bonté du Seigneur est pour tous, sa tendresse, pour toutes ses oeuvres.
Que tes oeuvres, Seigneur, te rendent grâce et que tes fidèles te bénissent !
Ils diront la gloire de ton règne, ils parleront de tes exploits,
annonçant aux hommes tes exploits, la gloire et l'éclat de ton règne :
ton règne, un règne éternel, ton empire, pour les âges des âges. Le Seigneur est vrai en tout ce qu'il dit, fidèle en tout ce qu'il fait.

Evangile de Jésus-Christ selon saint Matthieu 11,11-15.
Jésus déclarait aux foules: "Amen, je vous le dis: Parmi les hommes, il n'en a pas existé de plus grand que Jean Baptiste; et cependant le plus petit dans le Royaume des cieux est plus grand que lui.
Depuis le temps de Jean Baptiste jusqu'à présent, le Royaume des cieux subit la violence, et des violents cherchent à s'en emparer.
Tous les Prophètes, ainsi que la Loi, ont parlé jusqu'à Jean.
Et, si vous voulez bien comprendre, le prophète Élie qui doit venir, c'est lui.
Celui qui a des oreilles, qu'il entende !
Commentaire du jour
Saint Grégoire le Grand (v. 540-604), pape et docteur de l'Église
Homélie 20 sur les Evangiles, § 14 (trad. Le Barroux rev.)

«Le Royaume des cieux subit la violence;

des violents s'en emparent»

      Jean Baptiste nous recommande d'accomplir de grandes choses : « Produisez des fruits dignes du repentir » et encore : « Celui qui a deux vêtements, qu'il partage avec celui qui n'en a pas ; celui qui a de quoi manger, qu'il fasse de même » (Lc 3,8.11). N'est-ce pas donner à comprendre clairement ce qu'affirme celui qui est la Vérité : « Depuis le temps de Jean Baptiste jusqu'à présent, le Royaume des cieux se prend de force ; ce sont les violents qui s'en empare » ? Ces paroles nous viennent d'en haut ; nous devons les méditer avec une grande attention. Il faut rechercher comment le Royaume des cieux peut se prendre de force. Qui peut faire violence au ciel ? Et s'il est vrai que le Royaume des cieux se prend de force, pourquoi cela n'est-il vrai que depuis le temps de Jean Baptiste et non auparavant ?

      L'ancienne Loi...frappait les pécheurs par des peines rigoureuses, mais sans les ramener à la vie par la pénitence. Mais Jean Baptiste, annonçant la grâce du Rédempteur, prêche la pénitence afin que le pécheur, mort par suite de son péché, vive par l'effet de sa conversion : c'est donc vraiment depuis lors que le Royaume des cieux s'est ouvert à ceux qui le prennent de force. Qu'est-ce que le Royaume des cieux, sinon le séjour des justes ?... Ce sont les humbles, les chastes, les doux, les miséricordieux qui parviennent aux joies d'en haut. Mais quand les pécheurs...reviennent de leurs fautes par la pénitence, eux aussi obtiennent la vie éternelle et entrent dans ce pays qui leur était étranger. Ainsi..., en enjoignant la pénitence aux pécheurs, Jean leur a appris à faire violence au Royaume des cieux.

      Frères bien-aimés, réfléchissons donc nous aussi à tout le mal que nous avons fait et pleurons. Emparons-nous de l'héritage des justes par la pénitence. Le Tout-Puissant veut accepter cette violence de notre part ; il veut que nous ravissions par nos larmes le Royaume qui ne nous était pas dû selon nos mérites.    


Méditons l'Évangile d'aujourd'hui


Jour liturgique : Temps de l'Avent - 2e Semaine: Jeudi

Texte de l'Évangile (Mt 11,11-15):
«Amen, je vous le dis: Parmi les hommes, il n'en a pas existé de plus grand que Jean Baptiste; et cependant le plus petit dans le Royaume des cieux est plus grand que lui. Depuis le temps de Jean Baptiste jusqu'à présent, le Royaume des cieux subit la violence, et des violents cherchent à s'en emparer. Tous les Prophètes, ainsi que la Loi, ont parlé jusqu'à Jean. Et, si vous voulez bien comprendre, le prophète Élie qui doit venir, c'est lui. Celui qui a des oreilles, qu'il entende!».
Commentaire: Abbé Ignasi FABREGAT i Torrents (Terrassa, Barcelona, Espagne)

Le Royaume des cieux subit la violence,

et des violents cherchent à s'en emparer

Aujourd'hui, l'Evangile nous parle de Saint Jean-Baptiste, le Précurseur du Messie, celui qui est venu préparer les chemins du Seigneur. Il nous accompagnera dès aujourd'hui jusqu'au jour seize, jour ou prends fin la première partie de l'Avent.

Jean est un homme ferme, qui sait comment les choses sont difficiles pour nous, il est conscient qu'il nous faut lutter pour nous améliorer et devenir saint, et c'est pour cela que Jésus exclama: «Depuis le temps de Jean Baptiste jusqu'à présent, le Royaume des cieux subit la violence, et des violents cherchent à s'en emparer» (Mt 11,12). Les “violents” sont ceux qui se font de la violence à eux-mêmes: —Je m'efface pour me faire croire que le Seigneur m’aime? Je me sacrifie pour être petit? Je m'efforce pour être conscient et vivre comme un fils du Père?

Sainte Thérèse de Lisieux se réfère aussi à ces paroles de Jésus qui disent quelque chose qui peut nous aider dans notre conversation personnelle et intime avec Jésus: «C'est toi, oh Pauvreté! mon premier sacrifice, je t'accompagnerai jusqu'à ce que je meure. Je sais que l’athlète, une fois dans le stade, se détache de tout pour courir. Savourez, mondains, votre angoisse et peine et les fruits amer de votre vanité; moi heureux, j'obtiendrais avec ma pauvreté les palmes du triomphe». —Et moi, pourquoi je me plains constamment quand je remarque qu'il me manque quelque chose que je considère comme nécessaire? Si seulement je voyais tous les aspects de ma vie aussi clairs que le Docteur!



D'une façon énigmatique Jésus nous dit aussi aujourd'hui: «Le prophète Élie qui doit venir, c'est lui Jean-Baptiste. Celui qui a des oreilles qu'il entende» (Mt 11,14-15). Qu'est ce qu'Il veut nous dire? Il veut nous éclaircir sur le fait que Jean était véritablement son précurseur, celui qui a mené à bien la mission de Elie, conforme à la croyance qu'existait à cette époque que le prophète Elias devait revenir avant le Messie.

10. 12. 2009
Djweps di e Di Dos Siman di Atvènt
10. 12. 2009
Djweps di e Di Dos Siman di Atvènt
10. 12. 2009
Djweps di e Di Dos Siman di Atvènt
10. 12. 2009
Djweps di e Di Dos Siman di Atvènt


La base de datos está protegida por derechos de autor ©espanito.com 2016
enviar mensaje