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Dopo un lungo periodo di silenzio, nel novembre del 1998, l'ezln convoca un incontro con la società civile e la cocopa


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GOVERNO MESSICANO ED ESERCITO ZAPATISTA: STRATEGIA DELLA VIOLENZA E STRATEGIA DEL DIALOGO



"Alla fine della II Guerra Mondiale si contemplava la costruzione di un differente ordine internazionale: l'ONU e le sue agenzie dipendenti per l'Agricoltura e la Alimentazione (FAO), per la Scienza e la Cultura (UNESCO), l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) si proposero lo sviluppo internazionale a partire dal riconoscimento di stati sovrani. Ma negli ultimi 25 anni, il potere economico delle corporazioni transnazionali attraverso il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l'Accordo Mondiale per il Commercio hanno imposto una globalizzazione dell'economia al di sopra dell'ONU, che sta provocando un vasto processo di crisi sociale e di impoverimento in molte società del pianeta.

Le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani cercano pertanto di frenare e denunciare la violenza visibile contro l'integrità fisica ed anche l'ingiustizia flagrante dei processi giudiziari o di misure unilaterali dei corpi di polizia e militari.

Il genocidio, la tortura, il sequestro, l'abuso di autorità hanno trovato ora, in qualunque parte del mondo si verifichino, gente che le denuncia, capace di dar vita a reti complesse ed efficienti per internazionalizzare immediatamente la denuncia di oltraggi alla dignità umana.

Vi è però anche un altro tipo di violenza più letale, che sta distruggendo popoli interi: l'impoverimento e la miseria estrema, che rende più vulnerabile gruppi e individui e cancella in modo definitivo lo sviluppo intellettuale, fisico e politico di milioni di persone in zone urbane e rurali del mondo.

E' strano che non vediamo in questa povertà una violazione più profonda e definitiva dei diritti umani.

Questa cancellazione dello sviluppo umano pieno è in verità equivalente alla cancellazione di tutti i diritti umani.

Il governo messicano ha iniziato a denominare la denuncia di questa violenza populismo"

Carlos Montemayor (L'Onu e il subcomandante Marcos)
La guerra di bassa intensità che vivono e soffrono le comunità del Chiapas, identificate con l'EZLN e la Diocesi di San Cristòbal, da parte dell'Esercito Militare, del Governo locale e Federale messicano, risponde a una strategia militare definita "Campagna Militare Chiapas '94". Diviso in vari capitoli il documento stabilisce le azioni e le risorse militari contro i "trasgressori e gli insorti", identifica il comando politico dell'EZLN, CCRI-EZLN, il Subcomandante Marcos e Don Samuel Ruiz, che il piano militare riconosce come obiettivi militari da distruggere. La formazione di gruppi di autodifesa indigena (paramilitari) addestrati e finanziati dall'esercito sono utilizzati per realizzare azioni belliche contro le comunità zapatiste e le comunità ecclesiastiche in relazione con la Diocesi di San Cristóbal.

Uno dei primi obiettivi sarà proprio il vescovo Don Samuel che in prima persona soffre un attentato, insieme ad altre persone, il 4 novembre del 1996. Poco dopo l'organizzazione de "Las Abejas" ad Acteal viene massacrata da parte di uno di questi gruppi paramilitari, scatenando un'ondata di repressione e minacce di morte in tutta la zona di Los Altos del Chiapas causando migliaia di rifugiati fra gli indigeni all'interno della selva dinnanzi al timore di essere assassinati.

La continuità di questa strategia militare sarà seguita dal dislocamento e la mobilitazione di truppe per terra: più di 70 mila soldati che occupano e distruggono comunità -basi d'appoggio zapatiste- provocando altri centinaia di rifugiati. L'espulsione di osservatori internazionali e di sacerdoti stranieri è anch'essa prevista nel piano militare: nessun testimone e nessuna persona per nessun motivo deve sapere ciò che sta capitando nella Selva.

La parte politica della strategia militare e governativa spetta al Governo Federale: ridurre il conflitto a problemi interetnici e familiari all'interno delle comunità, negando la presenza di gruppi paramilitari; squalificare dinnanzi al Vaticano il lavoro del vescovo di San Cristóbal; appoggiarsi alla difesa del territorio nazionale come giustificazione per l'espulsione di stranieri (osservatori internazionali); non riconoscere gli accordi di già stipulati e firmati con l'EZLN a San Andrés.

Uno dei capitoli finali della strategia militare si riferisce alla necessità di un controllo assoluto della stampa e dei mezzi di comunicazione. L'apparato della comunicazione statale si limita ad informare sulle attività "umanitarie dell'esercito messicano in Chiapas", promuovendo reportage sulle visite in Chiapas del presidente della Repubblica in jeans con i suoi figli per dimostrare che in Chiapas non è in atto nessun conflitto e che il paese vive in pace.
Le parole del silenzio.

Non parlare non significa sparire, risponderà Marcos dinnanzi all'incognita di un lungo periodo di silenzio dell'EZLN. La risposta zapatista all'offensiva militare non si dà militarmente, gli zapatisti non cadono nella provocazione militare: la loro risposta è ugualmente strategica, ma non prevede la violenza; rendere effettivi gli accordi di San Andrés dando vita di fatto a municipi autonomi autorganizzati dalle comunità stesse. Riprendere il dialogo con la società civile attraverso la "V Dichiarazione della Selva Lacandona" dove si convoca una Consulta Nazionale in difesa dei Diritti Indigeni, con l'invio di delegazioni di basi d'appoggio zapatiste all'incontro con diversi settori della società civile, con le organizzazioni sindacali e politiche, in distinte parti della Repubblica Messicana. I delegati distribuiti in tutto il paese saranno ascoltati da più di tre milioni di messicani. Il successo della consulta stabilisce una relazione più diretta e concreta con diversi settori della società civile: lavoratori, studenti e maestri. Nella Selva Lacandona non solo si discute la difesa dei diritti indigeni, La Realidad si trasforma in uno scenario di dibattito e discussione dove accorrono maestri e lavoratori per discutere gli effetti del progetto neoliberale del governo messicano come il problema della privatizzazione dell'educazione primaria dell'energia elettrica in Messico. Antropologi,storici e lavoratori dell'Istituto di Antropologia si trasferiscono a La Realidad per discutere la vendita del patrimonio e dei beni culturali a imprese turistiche transnazionali che Marcos definisce come il tentativo di costruire una Disney World ancestrale.

Il fantasma zapatista percorre le facoltà occupate della UNAM, la principale università pubblica messicana e la più grande dell'America Latina, che si trova paralizzata da una delle occupazioni più lunghe nella storia di questa istituzione accademica. Un movimento studentesco, complesso al suo interno, promuove la realizzazione di un referendum dove la comunità universitaria si esprime contro la decisione del rettorato di aumentare le quote scolastiche, in sostanza contro il processo in corso di privatizzazione dell'Università. I mezzi di comunicazione al servizio dello stato nuovamente accusano l'EZLN di ingerenza all'interno del movimento studentesco, che, a detta loro, non ha alcun punto di collegamento con la realtà del Chiapas.

La guerra in Chiapas continua, le espulsioni dalle comunità di gruppi o famiglie e le incursioni militari sono quotidiane ma non bastano le armi per mettere a tacere le voci, il pensiero di uomini e donne che resistono sapendo di non essere soli. L'opinione pubblica e la solidarietà internazionale sono stati determinanti per frenare lo spirito genocida delle forze armate messicane, le espulsioni di cui sono state oggetto persone e compagni/e internazionalisti/e sono l'evidenza del timore del governo messicano: teme che il messaggio zapatista contamini altre latitudini, teme di non passare l'esame imposto dalle corporazioni transnazionali, essendo il primo paese a dover dimostrare la bontà del progetto neoliberale a costo della vita di molti messicani.

Lo scenario politico del prossimo millennio in Messico sarà determinante, l'EZLN scommette per un processo elettorale pacifico dove venga rispettata la volontà del popolo, l'EZLN non promuove la violenza, cerca, dalle montagne del Sud-est messicano, di contribuire con il resto della società messicana alla costruzione di un mondo diverso, dove vi sia spazio per altri mondi.

Cristóbal Muñoz

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